Al via la 50esima edizione del salone internazionale del vino. 200 aziende a rappresentare l’Emilia Romagna

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Si è aperta domenica 10 aprile con grande affluenza di pubblico la 50esima edizione del Vinitaly, il salone internazionale del vino ospitato nella fiera di Verona fino a mercoledì 13.

E anche l’Emilia Romagna, stabilmente presente al padiglione numero 1, non poteva che avere un esordio migliore in termini di pubblico.

L’Enoteca Regionale, gestore del padiglione, ha deciso di trasformare lo spazio dedicato in una grande cantina, anzi sembra proprio di entrare “InCantina”, per riprendere l’innovativo format di comunicazione internazionale dei vini e del food dell’Emilia Romagna già presente nel progetto pilota di Francoforte.

A rappresentare la regione occupando i 4mila metri quadri di superficie complessiva dedicata sono 200 tra aziende e consorzi, 7 banchi d’assaggio circolari con quasi 500 tipologie di vini, un ristorante – ad accesso su invito – con menu legati al territorio.

E nella quattro giorni veronese saranno 40 tra cuochi e camerieri e 15 i sommelier certificati a garantire ai visitatori un viaggio virtuale lungo la via Emilia enogastronomica per rappresentare al meglio una regione che non può più essere considerata quella del vino di scarsa qualità. L’enologia made in Emilia Romagna infatti deve iniziare a scrollarsi di dosso i fantasmi al metanolo dei bui anni ’80 per concentrarsi su un territorio che vede una superficie collinare – quella ideale alle produzioni enoiche migliori per intendersi – doppia rispetto a quella del Veneto, tanto per citare una regione fiore all’occhiello nell’enologia nazionale, e si colloca al terzo porto in quanto a produzione italiana.

Le grandi potenzialità non possono che trovare riscontro nei 15mila calici che saranno utilizzati durante la manifestazione, come conferma Pierluigi Sciolette, presidente di Enoteca Regionale: «Abbiamo intrapreso da alcuni anni un percorso che racconta il vino, e non solo, attraverso la via Emilia. Un’identità in viaggio che abbraccia diversità e specificità differenti: cultura, storia cucina e ovviamente i vini. La via Emilia e con essa anche Ferrara, che entra a titolo pieno in questo percorso simbolico, merita un viaggio. Partendo da Rimini arrivando a Piacenza il viaggio che raccontiamo qui a Verona tocca il Sangiovese, l’Albana, il Pignoletto, i Lambruschi, le Malvasie, il Gutturnio e il Fortana. Questi sono i vini principi sui quali puntiamo e sui quali possiamo e vogliamo lavorare anche per l’export. C’è quantità e qualità. Una regione enologica ricchissima».

Il taglio del nastro nel padiglione uno è stato rappresentato anche da due grandi eventi. Al mattino i sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier hanno guidato una degustazione che ha visto non solo il matrimonio tra vini autoctoni e cibi della tradizione ma anche una passerella dei fiori e dei frutti che accompagnano la complessità enogastronomica della regione. Il pomeriggio è stato invece dedicato all’innovazione con la presentazione della nuova app a cura di APT Servizi e Regione Via Emilia Wine & Food, scaricabile gratuitamente.

 

 

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