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Il caro, vecchio Peter Wolf nel suo piccolo non ne sbaglia una: lasciati alle spalle la J. Geils Band (riformatasi per qualche show senza J. Geils!), il jet-set di quand’era l’invidiatissimo marito di Faye Dunaway, peraltro strappata dalle mani di Marcello Mastroianni, e tutto il resto che passiamo immaginare dei travolgenti anni Settanta che lo videro protagonista, la sua carriera solista ai margini della città è comunque cosa che chi ama la musica Yankee non dovrebbe farsi sfuggire. E questo nuovo A Cure For Loneliness potrebbe essere davvero un buon inizio: chi cerca in nomi nuovi “musica vecchia”, si fermi un attimo da queste parti e dia retta alla settantenne vecchia volpe che di nome fa Lupo.

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Peter Wolf con l'ex moglie Faye Dunaway – 1977
Peter Wolf con l’ex moglie Faye Dunaway – 1977

Peter Wolf si muove fra Dylan-ismi e Stones-ismi con classe e padronanza come raramente capita di udire: è uno che ha studiato i due tòpos come lo hanno fatto in pochi, fa parte di quella famiglia di grandi ammiratori del 60s rock che indifferente comprende Bruce Springsteen ed Elvis Costello, gente che se coglie la giusta frequenza d’onda ti stende. In A Cure For Loneliness la ricetta è proprio quella: Peter mette insieme una dozzina di pezzi perfetti per quelli che sono i suoi intenti, e la bellezza del tutto è assoluta e ammirevole. In poche parole, Wolf non ha mai gettato la spugna: gliene siamo grati e, per quel che possiamo, ricambiamo sentitamente facendogli un po’ pubblicità con parenti e amici.

La J. Geils Band negli anni Settanta
La J. Geils Band negli anni Settanta
Peter Wolf e Faye Dunaway a cena con Henry Kissinger – 1975
Peter Wolf e Faye Dunaway a cena con Henry Kissinger – 1975

Davvero, questo disco lo senti e lo risenti ma non stanca – anzi, rinsalda il pollice all’insù. Di pezzoni qui dentro se ne trovano quanti ne volete: iniziate pure con la spettacolare It’s Rainingsoul ballad scritta nientemeno che con il grande, recentemente scomparso Don Covay e dedicata a Bobby Womack, con Wastin’ Time, numero già inciso una ventina di anni fa e che da pianistica che era qui è forte di un roccioso upgrade tutto Keith Richards, oppure con Peace Of Mind, altra perla in formato ballad che fa il verso a Mick Jagger e che è un vero godimento begining to end. Che dire anche del bel piglio folk di Stranger e di Love Stinks, quest’ultima auto-cover dei tardi J. Geils Band, roba di chi consumò i primi dischi di Bob Dylan fino alla nausea – e che oltre cinque decenni dopo gli risuonano ancora in testa che è un piacere. Sempre in tema Dylan, infine, come non sentire echi dei Basement Tapes in It Was Always So Easy (To Find An Unhappy Woman), cover del country singer Moe Bandy qui girata a bel valzerone con cui la Band sarebbe andata a nozze. Insomma, di cure per la solitudine non ne hanno ancora trovate – ma qui Peter Wolf usa la morfina che è un piacere!

CICO CASARTELLI

PETER WOLF – A Cure For Loneliness (Concord Records)

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