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I fan degli standard album pubblicati da Rod Stewart, Merle Haggard, Bob Dylan o Paul McCartney si mettano il cuore in pace – prima di tutti viene sempre lui, il caro Cuore di Leone del Lone Star State, Willie Nelson. Già, perché Summertime/Willie Nelson Sings Gershwin è solo l’ultimo di una lunga serie di dischi che Willie ha dedicato al Grande Repertorio Americano: tutto iniziò con l’epocale e straccia-classifiche Stardust (1978) prodotto da Booker T. Jones (Booker T. & The MG’s), per poi andare avanti con Pretty Paper (1979), Somewhere Over The Rainbow (1981), Without A Song (1983), What A Wonderful World (1988), Moonlight Becomes You (1993) – quest’ultimo una vera perla dimenticata che consigliamo a chiunque di non far cadere nell’oblio – Night And Day (1999), American Classic (2009) e The Classic Christmas Album (2012). In poche parole, esiste una inner discography dell’artista dedicata a quello specifico filone.

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Willie Nelson con Shery Crow
Willie Nelson con Shery Crow

Adesso l’ottanta & qualcosa Nelson si cimenta con il padre fondatore della musica Americana, naturalmente George Gershwin, autentico genio che all’inizio del Novecento con il fratello Ira (librettista e autore dei testi delle musiche) ribaltò i canoni della musica contemporanea unendo background classico e quello che all’epoca era, forse, chiamato volgare. Rivoluzione, di quelle vere – tipo che se con Mark Twain inizia la letteratura americana, con Gershwin inizia la musica americana. Naturalmente un tizio come Willie Nelson è pienamente il frutto di quella cultura – basti vedere come nella sua sterminata discografia lo Straniero con la Testa Rossa abbia affrontato in sostanza qualsiasi genere gli sia passato a tiro: facendolo proprio e restituendolo alla cultura popolare in modo profondo quanto contagiosamente informale.

George Gershwin

George Gershwin

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Summertime/Willie Nelson Sings Gershwin suona splendido in tutti i propri undici episodi: Willie pizzica la sua amata Trigger (la consumatissima Martin N-20 che da decenni viaggia sempre con lui), l’oramai consolidato produttore Buddy Cannon gli cuce addosso perfettamente il vestito in sette note e il resto lo fanno una serie di classici immortali rinverditi con assoluta classe. Trovare il meglio è quasi imbarazzante: come il Maestro mette in fila Summertime, una spiritatissima I Got RhythmSomeone To Watch Over Me e soprattutto il capolavoro It Ain’t Necessarily So – ah, come resta immortale la versione di Miles Davis! – è opera di un artista non domo meravigliosamente alla fine dei suoi giorni cui nell’anima fanno probabilmente eco gli ascolti di quando era nella sua lontana impressionable age, l’età della formazione. E come tutte le pietanze buone che si rispettino, non manca il prezzemolo: ovvero prima Cindy Lauper che in Let’s Call The Whole Thing Off gigioneggia a perfezione con il padrone di casa, quindi Sheryl Crow da Willie si fa accompagnare al chiaro di luna con Embraceable You.

CICO CASARTELLI

WILLIE NELSON – Summertime/Willie Nelson Sings Gershwin (Legacy/Sony)

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