Archivio Zeta, Edipo Re - foto di Franco Guardascione
Archivio Zeta, Edipo Re - foto di Franco Guardascione
Archivio Zeta, Edipo Re – foto di Franco Guardascione

 

Un grande classico riallestito lo scorso anno nella prestigiosa Aula Magna Santa Lucia di Bologna per circa duemila spettatori ad opera di Archivio Zeta, gruppo vincitore nel 2014 del Premio Rete Critica come miglior progetto organizzativo. In questa versione di Edipo Re si cammina sul filo dei contrasti, degli interrogatori e delle indagini alla ricerca ossessiva del colpevole. In scena due figure istruiscono il procedimento ineluttabile che porta alla conoscenza e quindi al dolore.

Nell’allestimento di questa tragedia per eccellenza, Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti hanno unito un’attenta ricerca filologica con la contemporaneità della nuova e ancora mai rappresentata traduzione di Federico Condello, filologo dell’Università di Bologna. «È questa, in filigrana, la storia di un progetto politico culturale – afferma lo stesso Federico Condello – che tentò di far convivere familismo aristocratico e democrazia? Religione tradizionale e nuove, rivoluzionarie forme di razionalità, dalla scienza medica alla cosiddetta “sofistica”? Riconoscimento della tyche – del “caso” – come ineliminabile fattore storico, e controllo razionale degli eventi? Per noi, oggi, dopo secoli di riscritture e riletture, l’Edipo re è vicenda più individuale che politica: è – complice Freud – una storia da teatro interiore, che narra del nostro più profondo “essere (o divenire) uomini”, della nostra incapacità di conoscere, della nostra sottomissione alla Tyche. Ma questa storia – è bene non dimenticarlo – narra anche di politica, di comunità, di tyrannis e di demokratia: e forse, nel finale e solitario homo sum di Edipo, della politica esprime la più tragica nostalgia». «Sprofondiamo insieme a questi personaggi nel dolore dell’abbandono, della solitudine e dell’omicidio, nella paura di non essere ciò che abbiamo sempre pensato di essere e nell’orrore dell’agnizione della realtà, per poi scoprire, all’ultimo, che è proprio la pietà ad aver condannato Edipo a soffrire ciò che sta soffrendo. La compassione del Pastore che lo ha salvato è la causa del suo male, l’ultimo frammento mancante. Non c’è più speranza, il mosaico è completo», dicono i registi-attori.
Ruolo primario in questa versione di Edipo Re hanno la musica e i suoni di Patrizio Barontini, pensati come espansione della parola, delle sue forme timbriche e della sua articolazione ritmica. I legami che si creano così fra suoni e parole danno vita a nuovi spazi comuni, condivisi, nei quali entrambi i piani si arricchiscono di senso. La condivisione si attua sul piano dei contenuti e si proietta anche nello spazio acustico reale grazie alla diffusione multicanale del suono e della voce. In un cromosoma di luce, Antonio Rinaldi ha disegnato invece uno spazio sospeso indefinito o iperdefinito, un passaggio dalla visibile oscurità alla luce accecante, dall’ignoranza verso il sapere, per ambientarvi la storia di un bambino preso nella trappola genetica e abbandonato al suo destino.

A seguire si svolgerà un incontro con Federico Condello, con il critico teatrale Massimo Marino e con Archivio Zeta.

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9 aprile, ore 21 – Ravenna, Teatro Rasi, via di Roma 39 –ingresso libero – info: 0544 36239, ravennateatro.com

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