Milo De Angelis

 

Milo De Angelis
Milo De Angelis

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Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.

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Dopo parole così è ben difficile aggiungerne altre.

Solo poche righe, allora, per dare notizia di una serata voluta dall’Associazione Amici dell’Arte.

Porte che si aprono su altre porte che si aprono su altre porte.

Milo De Angelis legge e racconta di Franco Loi, suo concittadino poeta.

Carlo Boccadoro presenta i tre brani eseguiti dall’Orchestra Bruno Maderna: una sonata composta da un Rossini dodicenne. La sua rarefatta Aria di vetro, scritta per la danza. E, a proposito di danza, una suite da Appalachian spring, composta da Aaron Copland nel ’44 per l’omonimo balletto “americano” di Martha Graham, una delle grandi rivoluzionarie dell’arte coreutica del secolo scorso. Sul finale di questa suite, racconta Boccadoro, sta Simple gifts, canzone della tradizione degli Shaker americani, gruppo religioso le cui pratiche sono state oggetto di attenzione di uno dei grandi Maestri del Novecento teatrale, Jerzy Grotowsky, e dei suoi allievi.

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Carlo Boccadoro
Carlo Boccadoro

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Tutto, nella serata forlivese, più che valere di per sé importa perché si connette ad altro, invita ad ulteriori sconfinamenti.

È opportuno chiudere su questa linea, dunque, raccontando di un poeta che su richiesta di un altro poeta scrive a un terzo poeta.

Si chiama Poesia per Gianni Rodari, l’ha scritta Bruno Tognolini per il progetto di Antonio Catalano La Giostra delle Meraviglie – Omaggio a Gianni Rodari, realizzato nel gennaio 2010 (è pubblicata nel libro Rime raminghe, Salani, 2013).

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Mia figlia si svegliava con le tue rime in musica
A tua figlia dicevi fiabe ad alta voce
Anch’io a mia figlia leggevo ad alta voce
Ho studiato con tua figlia all’università
Il mio mestiere è diventato il tuo

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C’è un fiume di padri e di figli, di rime e di fogli
C’è un giro di grandi stagioni, di madri e di mogli
C’è il rosso coraggio delle primavere
Le figlie son vere, le fiabe son finte
Ma tu non temere, le guerre che hai perso son vinte
C’è il rosso di foglie che cadono, qui nell’autunno
Nel tempo del sonno e del danno
Le foglie son vere, le figlie son molte
Le rime che lasci cadere
Son state raccolte
E ormai dureranno le estati della filastrocca
La gente ora sa che sapevi suonare
Suonare ci tocca
Ti abbiamo seguito, abbiamo accordato la rima
Le fiabe son vere, c’è un nuovo mestiere
Che non c’era prima
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I poeti per bambini intagliano teatrini del mondo
I poeti per bambini costruiscono giocattoli dell’anima
I poeti per bambini son Piccoli Zii per i figli di tutti

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Contro i Grandi Fratelli ignoranti, meschini e corrotti
Tutti noi stamburanti di rima
Tutti noi musicanti di Brema
Noi poeti un po’ gatti, un po’ galli, un po’ cani e somari
Camminiamo sulle strade aperte
Da Gianni Rodari 

.m

Porte che aprono porte.

Fili che si tendono.

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Dire grazie, almeno.

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MICHELE PASCARELLA

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Visto al Teatro Diego Fabbri di Forlì il 4 maggio 2016 – info: amicidellarte.info, teatrodiegofabbri.it

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