andrea-cosentino31-640x433Cosa rimane” è questo il titolo per l’edizione 2016 di Ipercorpo, il festival internazionale dedicato alle arti contemporanee che torna a Forlì dal 25 al 29 maggio in diversi luoghi per scoprire anche spazi da riqualificare della città.

Il cartellone si muove tra teatro, arte, musica e performance e coinvolge diverse realtà in una direzione artistica corale che vede insieme Claudio Angelini, Mara Serina, Valentina Bravetti, Silvia Mei per il teatro, Davide Ferri per l’arte, Davide Fabbri ed Elisa Gandini per la musica. rappresentano sette specificità che hanno saputo moltiplicare i loro saperi in favore di un progetto artistico condiviso che punta verso il contemporaneo la sua rotta. “Nella diversificazione dei segni e delle esperienze che rifiutano di vedere l’arte come uno spazio di decoro – scrive Claudio Angelini – ma come una inevitabile quanto necessaria strategia di attraversamento e ricognizione della vita”. I luoghi coinvolti saranno oltre ai luoghi già deputati alle arti come il Teatro Diego Fabbri, la Chiesa di San Giacomo e il Palazzo del Monte di Pietà (Arte al Monte / Regnoli 41), l’Ex centrale avicola Amadori, con 12.000 mq di terreno abitato da capannoni in disuso e l’Ex Deposito ATR che intanto vede l’inizio dei lavori di rigenerazione.

L’edizione di quest’anno parte “dal teatro come luogo di incontro e scambio di esperienze per antonomasia – dichiara ancora Angelini – ma dal teatro espandiamo la nostra azione alla musica, all’arte contemporanea e alla video-danza, nella speranza che ciascun partecipante lavori personalmente alla costruzione di un proprio caleidoscopio per dividere e riannodare i piani che abbiamo cercato di costruire per lui”.

Italian Performance Platform

Dopo il successo delle precedenti edizioni, il festival prosegue l’esperienza dell’Italian Performance Platform, la piattaforma internazionale ideata nel 2013 da Mara Serina/Iagostudio e Città di Ebla che porta a Forlì direttori artistici di festival teatrali e musicali di respiro internazionale.

Quest’anno IPP aumenta le sue giornate da 2 a 3, dal 27 al 29 maggio, proponendo un intenso programma di visione di spettacoli, video danza, incontri con gli artisti, presentazione di estratti di lavori di giovani compagnie e confronto tra chi organizza e seleziona la programmazione internazionale. Una piattaforma piccola ma di alto livello qualitativo, capace di favorire la creazione di solide relazioni tra operatori e artisti. I risultati del resto lo confermano: in 4 anni circa 50 operatori di 12 differenti nazionalità hanno frequentato la piattaforma.

La piattaforma internazionale ospiterà compagnie e artisti tra i più interessanti a livello nazionale, impegnati nei territori del teatro/danza/arti performative: gruppo nanou, Dewey Dell, Muta Imago, Teatropersona, Andrea Costanzo Martini, Silvia Gribaudi.

Accanto ad essa, come oramai di consueto, sarà presente anche una “Short IPP” a cura di Silvia Mei, all’interno della quale altre tre realtà teatrali italiane potranno far conoscere il loro lavoro alle presenze estere: Compagnia Pietribiasi/Tedeschi, Silvia Battaglio, Nicola Galli.

Rassegna di video-danza

Ogni giorno, da giovedì 26 a domenica 29 maggio dalle 16 alle 19, Arte al Monte – Regnoli 41 (Palazzo del Monte di Pietà, C.so Garibaldi 37, Forlì) ospita La Danza in 1 minuto e a seguire, dalle 19 alle 22.30, una rassegna di video danza “in pillole” dove il linguaggio della danza contemporanea si fonde con il cinema con risultati sorprendenti: dalla produzione video del coreografo svedese Pontus Lidberg “The rain” e “Labytinth”, fino a Bedosti/Oggiano con “Das Spiel”, Città di Ebla con “Pharmakos III” ed Elisa Gandini “Ballet Domestique”.

Musica

®egistrato iconoclasta è il coraggioso progetto musicale firmato anche quest’anno da Elisa Gandini e Davide Fabbri che nel sottotitolo “un progetto sull’ascoltazione” definisce con chiarezza il punto che vuole illuminare, ovvero la pratica dell’ascolto.

In un momento d’ipertrofia, in cui si è sempre chiamati a una (finta) partecipazione, sempre accesi, sempre connessi, sempre convocati a poter dire la propria, finalmente un luogo in cui alla politica del fare si sostituisce quella dell’essere e del sentire. I curatori hanno scelto di non far suonare nulla live, ma hanno commissionato a dei Maestri, che saranno presenti al Festival, una sorta di playlist d’ascolto che vada a comporre 50 minuti di immersione in uno spazio accogliente fatto di divani, cuscini e tappeti, all’interno del quale è consentito solo ascoltare e vietato parlare o interagire. Si vuole quindi qui valorizzare una dimensione attentiva dell’ascolto musicale, dove a regnare oltre alle vibrazioni sonore è il silenzio. Aboliti gli orizzonti legati alla performance e all’artista, ognuno diventa il Maestro d’ascolto di se stesso e ci si avvicinerà “all’esperienza del silenzio e del deserto”.

 

Flavio Favelli
Flavio Favelli

Arte

A differenza delle passate edizioni, in cui al centro del racconto per immagini proposto durante il festival era la Collezione Verzocchi di Forlì e il tentativo di misurare una distanza tra le forme di rappresentazione del lavoro nell’Italia del dopoguerra e in quella di oggi, gli inviti di quest’anno rispondono alla necessità di dialogare in una forma più ravvicinata con il festival e le sue estensioni reagendo alle suggestioni del titolo: cosa rimane. Davide Ferri, curatore di questa sezione d’Arte, ha invitato Chiara Camoni, Flavio Favelli, Alessandro Piangiamore, Italo Zuffi a interrogarsi su cosa rimane, appunto, di un’opera quando questa non c’è più? In che modo la sua presenza può estendersi oltre – cioè prima e dopo – il qui e ora dell’esperienza? Che cosa resta – in forma di resti e tracce – dopo una performance? E può una scultura sprigionare un’energia che si prolunga in un’azione? Alcuni dei quesiti attorno a cui si orchestra la loro presenza a Ipercorpo 2016 nell’Ex Centrale Avicola.

 

25-29 maggio, Forlì, Ipercorpo, luoghi vari, info: ipercorpo.cittadiebla.com

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