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Cartografi dylaniani che ci riteniamo, siamo abbastanza certi di una cosa: Kinky Friedman è uno degli amici e colleghi che hanno avuto più ascendente su Bob Dylan, più o meno al livello di nomi quali Richard Fariña, Doug Sahm e Kris Kristofferson. I due si conobbero appena dopo la fine delle riprese di Pat Garrett & Billy The Kid (1973) – e fu amore a prima vista! Tanto che Bob Dylan lo volle con sé nella Rolling Thunder Revue atto II, quella del 1976, e addirittura fece grande corte a Kinky per scrivere canzoni insieme – invito che Kinky rigettò, stando a quanto affermato da Friedman stesso in diverse interviste.

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Le mani di un genio – quelle di Kinky Friedman...

Le mani di un genio – quelle di Kinky Friedman
Le mani di un genio – quelle di Kinky Friedman

Ma Kinky Friedman non è solo questo, è un artista di quelli che ce ne sono pochi: autonomi, veri, irripetibili. Sia che scriva libri (imperdibili Greenwich Killing TimeElvis, Jesus & Coca-Cola e The Great Psychedelic Armadillo Picnic) sia che incida dischi sia che si presenti alle elezioni (quelle di Governatore del Texas), resta sempre uomo di estro contagioso. E i fuochi d’artificio che spara in concerto sono la riprova del tutto: un po’ Frank Zappa un po’ Woody Allen un po’ Willie Nelson, il Kinkster è così completo che può intrattenere per quarti d’ora con le storie più divertenti del pianeta e un secondo dopo stenderti con le canzoni più poetiche e sofferte che abbiate udito – tipo con la qui purtroppo assente Wild Man From Borneo, grandissimo esempio di esclusiva poesia Americana, di quelle che arrivano dritto dall’inventore di tutta la faccenda: Mark Twain.

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Il Maestro texano che, in verità, nacque oltre settant’anni fa a Chicago, ogni tanto fa visita in Europa, e fortuna per noi almeno la Svizzera non manca mai – e in Svizzera per concerti di questo tipo non mancano nemmeno perfetti locali come il Bogen F di Zurigo, che dai noi sono pressoché una chimera. In ogni caso, Kinky ricambia con un’ora e mezza che gira e rigira il suo repertorio e che piazza lì cover di spiriti affini come Woody Guthrie (Pretty Boy Floyd), Warren Zevon (My Shit’s Fucked Up), Tom Paxton (Ramblin’ Boy), Peter LaFarge (The Ballad Of Ira Hayes, qui dedicata all’appena scomparso Guy Clark) e un Tom Waits che gli calza a pennello (Christmas Card From A Hooker in Minneapolis). Purtroppo l’eterno pard Little Jewford era assente, mai i due ragazzotti che si è portato dietro hanno coperto perfettamente le spalle dell’istrionico leader – e lui, il Kinkster, non ha anche fatto mancare le sue impareggiabili gag, tipo: «Questa la suono con il pretto con cui Kris Kristofferson ha scritto Me And Bobby McGee»«Gesù era un simpatico ebreo finito in un sacco di casini!»«Brindare al meglio per il passato e al peggio per il futuro» oppure la più killer di tutte ossia «Se Bernie Sanders vincesse le elezioni sarebbe la prima volta che una famiglia di ebrei prende possesso di un’abitazione dove c’era una famiglia di negri».

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Tolta la (magnifica) crosta cabaret, boom!, ecco le inarrivabili canzoni written by Friedman: Lasso From El Paso (strepitosa satira di Okie From Muskogee dell’eterno Merle Haggard), The Loneliest Man I Ever Met dedicata alla memoria di Tompall Glaser, la stupenda Silver Eagle ExpressHomo ErectusLady YesterdayThey Ain’t Makin’ Jews Like Jesus Anymore, l’inedita e divertentissima Jesus And Pajamas che pare sia stata scritta per il fraterno collega Willie Nelson, fino al perfetto arrivederci Sold American – pezzi che sono la bibbia di qualsiasi serio adepto della musica americana più intrinsecamente vera, originale, senza sovrastrutture. Ma l’ultima parola lasciamola a quello che, appunto, è un genio della lemma: «Mi chiamo Kinky Friedman e sono scrittore, musicista, difensore dei tipi randagi, fumatore di sigari e Governatore del Cuore del Texas» – altro di che aggiungere?

CICO CASARTELLI

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