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Togliamoci subito il dente nozionistico – va bene, Thomas Dutronc è un tizio fortunato, è il figlio di Françoise Hardy, una delle più ammirate bellezze musicali di Francia, e di Jacques Dutronc, che sebbene fermo discograficamente da quasi tre lustri di Francia è il più grande artista pop vivente – scettro che si giocherebbe con Serge Gainsbourg, se costui fosse ancora vivo. Il pargolo, però, si è fatto strada alla grande – e possiamo davvero dirlo ben forte adesso che, dopo averne goduto la bravura nei sempre bei dischi, finalmente ne abbiamo testato le doti dal vivo su di un palco. E peraltro, la considerazione è facile farla: Italia e Francia così vicine ma così lontane, sia mai che da noi arrivino a farsi apprezzare artisti di peso come Miossec, Benjamin Biolay o appunto Dutronc Junior – ci tocca sempre muoverci noi alla conquista dei galletti di valore!

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Il pubblico che affolla il gran bel teatro di Losanna (Svizzera), sfiora l’idolatria – Thomas in Francia è un idolo dei più giovani, quelli con buone orecchie, che lui ripaga con la sua musica cesellata con grazia artigiana, la quale prende ispirazione sia da cotanta parentela – l’istrionismo sul palco è quello del padre, l’eleganza quella della madre – sia da passioni disparate ma serissime quali Nick Cave e addirittura Paolo Conte – che sì, ai francesi le balle ancora gli girano che uno così lo possiamo vantare noi, e non loro. Di suo Thomas è attraente, belloccio ma non di plastica, sbarazzino, aggraziato – le ha tutte dalla sua, in breve, e sa come sfruttarle.

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Piatto forte della serata è il suo album dello scorso anno, Eternels jusqu’à demain, il terzo dato alle stampe in una decina d’anni – e, peraltro, il migliore, per quanto possa valere un giudizio “spaghetti” lanciato dal nostro lato delle Alpi. Tutto ben contornato da una bella orchestrina desueta di ben otto elementi che è assolutamente in sintonia con la sua musica cesellata e contagiosa, capace di suonare insieme d’altri tempi e contemporanea, con la quale Thomas dissemina le sue melodie ariose ma con quel ché di armonicamente ben teso, studiamo e mai buttato lì per caso. Sarà perché nel disco è in duetto con il padre Jacques, a spiccare fra le tante è Je n’sui personne, dal vivo proposta ancora più sospirata che nel disco – e con un simpatico siparietto in epilogo dove Thomas fa un videomessaggio riprendendo tutto il politeama che fa gli auguri a Dutronc Senior, che proprio in quelle ore festeggiava il compleanno (a Parigi o nell’amata Corsica? Chissà…). E non solo: tutto è contagioso nelle note che compongono Alerte à la blondeJ’suis pas d’iciComme un manouche sans guitareDemain!Allongés dans l’herbe, fino alle cover di Léo Ferré (Est-ce ainsi que les hommes vivent?) e a ben due divagazioni chitarristiche del sommo Django Reinhardt (Minor Swig e Django). Alla fine, brindisi meritato!

CICO CASARTELLI

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