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Prendiamone atto: Christy Moore è anziano, probabilmente dentro di sé non ha più canzoni da dare al mondo. Ma non è domo: difatti, fa ancora grandi concerti e regala dischi comunque cuciti alla perfezione. In Lily, il suo nuovo album, di brani suoi ve ne sono appena due, a cominciare con The Lost Tribe Of The Wicklow Mountains, che peraltro è scritto con Dave Lordan, noto e apprezzato poeta irlandese – pezzo praticamente recitato con coda a cappella per bodhrán e poco altro. Poi vi è il brano guida, anch’esso scritto a quattro mani, con il folksinger Wally Page, e che comunque è un bel ritratto dei suoi anni puberali in quel di County Kildare. Come detto, ne prendiamo atto – ma ci resta comunque un grande folksinger, forse l’unico folksinger veramente puro rimasto nel mondo musicale anglosassone. In fondo Christy ha sempre messo davanti il messaggio, non importa se scritto da sé o da altri, anziché il medium.

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Christy Moore con l'attuale presidente irlandese Michael D. Higgins
Christy Moore con l’attuale presidente irlandese Michael D. Higgins

Lily continua la pluriennale collaborazione con Declan Sinnott, suo fedele chitarrista, arrangiatore e produttore, il quale lo asseconda alla perfezione e soprattutto sa come cristallizzare la natura musicale dell’ex Planxty ed ex Moving Hearts. Nel disco non vi sono scossoni stilistici né li vorremmo, semmai tante storie che l’ex sindacalista votatosi alla canzone ama raccogliere e amplificare al mondo – e le scelte certosine di repertorio non mancano. Naturalmente, il primo brano che balza all’occhio è Wallflower di Peter Gabriel, capolavoro che brillava in uno fra i lavori più belli dell’ex Genesis, Peter Gabriel (Security) (1982): Christy prende quel lamento per i prigionieri politici fatto di piano elettrico e di arrangiamento hi-tech e lo riduce a folk song come solo lui sa fare, con chitarra pizzicata e voce sussurrata che racconta ferma e poi si apre fiera. Quando si parla di presenza e di stile, insomma, Christy Moore non tradisce.

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Christy Moore con Declan Sinnott
Christy Moore con Declan Sinnott

Tra gli altri bei momenti del lavoro spicca senza dubbio Oblivious dell’oscuro (almeno per noi) folksinger Mick Blake, canzone ispirata alla Easter Rising del 1916 (la rivolta di Pasqua) ovvero uno degli episodi cardine per la creazione della futura Repubblica d’Irlanda – e nel testo si legge chiaramente una certa disillusione per quelli che furono gli ideali di allora traditi oggi – e peraltro, se andiamo di conta, sono cento anni da quell’avvenimento e cinquanta che Christy è nel mondo della musica siccome le prime gesta da professionista risalgono proprio al 1966. Quando si parla di anniversari importanti. In chiusura, non possiamo tacere della splendida The Ballad Of Patrick Murphy di John Spillane – uno degli autori preferiti di Moore, del quale nel corso del tempo contiamo già almeno cinque canzoni incise al bardo – ballata che evoca la tragedia di un pescatore della Baia di Bantry, episodio rimasto nell’immaginario collettivo degli abitanti dell’Isola di Smeraldo.

CICO CASARTELLI

CHRISTY MOORE – Lily (Columbia/Sony Music)

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