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Dei quattro CSN&Y, Graham Nash è sempre stato ritenuto l’anello debole, almeno dagli intransigenti: il più pop, e pertanto forse quello che li ha portati commercialmente così in alto, il più smaccatamente romantico, quello con gli slogan di facile consumo per la piazza (Insegnare ai bambini, Possiamo cambiare il mondo, Con due gatti nel giardino la vita era così dura, etc). Tutto vero, o perlomeno lo è per molti dei fan di CSN&Y. Solo che adesso Nash si prende la sua bella rivincita su quel pubblico che lo ha sempre guardato un po’ così, tipo che David Crosby, Stephen Stills e Neil Young erano di un altro livello: Graham è il meglio invecchiato, lo vedi su un palco e fra i quattro settantenni West Coast è il più sbarazzino, quello con la forma fisica più invidiabile (e che forma, per uno che ha visto tutte queste primavere…), quello che arriva lì con la camicia di fuori e i piedi scalzi. Forse sono piccole soddisfazioni – ma bisogna dargliene atto.

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Lasciati da parte i compagni, l’inseparabile Crosby su tutti – notizie recenti vogliano i due ai ferri corti – adesso Graham Nash se ne torna a fare l’artista solista dopo che lo ho fato poche volte in questi cinque decenni: l’ultima fu all’inizio del Nuovo Millennio. Il nuovo disco, This Path Tonight, è per o reduci o sopravvissuti, a scelta: non aggiunge nulla a una saga di tronfi, di lotte e di qualche ben documentato eccesso come quella di GN ma è anche una buona appendice, che nella cornice di uno dei teatri più d’Italia qual è il Teatro Sociale di Como (e gli esperti dicono pure con l’acustica migliore di tutte, davanti a La Scala e al Regio di Parma – opinione che prendiamo per buona, visto il piacere di assistere a concerti lì) prende forma in una serata di pop-folk dove divide il palco con Shane Fontayne, chitarrista musical director degli ultimi Crosby Stills & Nash nonché del recente Jackson Browne, e che qualcuno ricorderà nell’esperienza accanto a Bruce Springsteen-senza-E-Street-Band nel biennio 1992-93.

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Della nuova fatica regala il brano guida, My Self At LastBack Home con tanto di dedica alla Band – «Il più grande gruppo americano», dice senza pensarci due volte – e Golden Days: naturalmente il pubblico apprezza senza se né ma anche le pagine appena scritte, perché lo sappiamo bene, CSN&Y qui da noi vantano un ferreo nucleo di seguaci che mai li ha abbandonati. Ma è quando Nash inanella i suoi sicuri classici proposti con gran grinta e classe che platea e palchetti lo portano in trionfo: i reduci e i sopravvissuti hanno sicuramente di che fremere con Marakesh ExpressI Used To Be A King – ode d’amore fuggito a Joni Mitchell scritta qualche vita fa, che basta chiudere gli occhi per immaginare a costo zero Jerry Garcia, David Crosby e Phil Lesh ad accompagnarlo come nell’originale – Immigration ManSleep SongWind On The Water – spettacolare canzone a tema ecologico che ha strappato grandi applausi, meritatissimi! – Our House – la canzone è di quelle facili-facili ma fa fremere tutti, pare – Simple ManWasted On The WayCathedral – sempre uno dei grandi momenti quando su di un palco vi è Graham, stavolta inclusa – Chicago, il classico omaggio ai Beatles di Blackbird e Teach Your Children. Visto che il signor Nash, com’è giusto sottolineare, prima di finire nella West Coast fu fra i protagonisti della British Invasion, non mancano un paio di pagine Hollies, peraltro fra i momenti più belli dell’intero concerto e che lo show lo hanno addirittura aperto: King Midas In Reverse è completamente spoglia del pop barocco ispirato a Sgt. Pepper’s in favore di un’afflizione avvolgente, mentre l’inizio programma Bus Stop è un reperto d’epoca beat che anche giusto voce e chitarra mantiene la freschezza che le era propria nel 1966, quando a dettare legge a Manchester, il luogo dove per lui partì tutto, vi erano appunto solo Graham & suoi amici fanatici di Buddy Holly accanto a George Best con la maglia dei Red Devils.

CICO CASARTELLI

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