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Incuriositi dalla spettacolare cover di Most Likely You Go Your Way (And I’ll Go Mine) in Blonde On Blonde Revisited, il tributo al doppio disco anno 1966 di Bob Dylan organizzato dalla rivista Mojo, abbiamo approfondito chi sia questo giovane tizio che si chiama Thomas Cohen: è inglese di Londra, per un po’ è stato il cantante degli S.C.U.M ed è assurto agli onori delle cronache grazie alla matrimonio con Peaches Geldof, la figlia modella di Bob Geldof e di Paula Yates che fu trovata morta per overdose da eroina nel 2014 a soli venticinque anni – identica morte che vide protagonista la madre una quindicina di anni prima. Dopo tutto ciò, il giovane Thomas si è ritrovato ragazzo padre dei due figli avuti con Peaches, una vita nuova con brutti ricordi davanti a sé e, turbine gossip e cronaca nera a parte, una carriera musicale ancora da potenziare.

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Thomas Cohen con la defunta moglie Peaches Geldof
Thomas Cohen con la defunta moglie Peaches Geldof

Bloom Forever è il suo esordio in proprio, ed è quel si dice un piccolo fulmine a ciel sereno. La copertina da bamboccio tipo reality show non gli fa molto servizio (comunque gli diamo il beneficio del sarcasmo), ma il contenuto del disco è alquanto sorprendente e molto maturo: il ragazzo sa il fatto suo, si è inventato una bella alchimia fra brit-pop bucolico e prog cantautorale tipo quello di certo David Gilmour (con e senza Pink Floyd) e sopratutto di Kevin Ayers che negli anni Settanta esaltò gli ascoltatori con le orecchie più affinate. L’album, quasi cinquanta minuti per dieci pezzi, non ha un momento di calo, mette in sequenza canzoni perfettamente lavorate, con il plus di liriche assolutamente coinvolgenti, poetiche e certamente sotto l’influsso del suo recente, drammatico passato.

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Scorri i brani e ti accorgi che Thomas Cohen è uno che davvero ha i numeri giusti: chitarre suonate con bottleneck ma niente blues in senso canonico, piano Rhodes, basso avvolgente e synth vintage sono le fondamenta del tutto, dando ai pezzi un aspetto dalla struttura complessa e avvincente e dove il crooning di Cohen è assolutamente ben contestualizzato. In inglese esiste un’espressione che spiega bene la condizione del giovane Thomas: the man behind the headlines, l’uomo dietro i titoli dei giornali. In Bloom Forever di passaggi che spiegano quest’uomo dietro i titoli dei giornali ve ne se sono, eccome: prendi New Morning Comes e vi senti il dolore della perdita, ma altrettanto con HoneymoonHazy Shades o Mother Mary ti rendi conto che Thomas Cohen sa come impedire che egli venga definito (marchiato?) per via della disgrazia che gli è capitata. E davanti a tutto ciò possiamo solo garantire che quest’opera assorbe completamente, specie per il coraggio e la poesia che corre a ogni battuta.

CICO CASARTELLI

THOMAS COHEN – Bloom Forever (Stolen Recordings)

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