Guerrilla - foto di Titanne Bregentzer

Guerrilla - foto di Titanne Bregentzer
Guerrilla – foto di Titanne Bregentzer

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Salire su un autobus a Bruxelles è un’esperienza unica. Ti siedi e vieni improvvisamente avvolta da une nube di parole dal sapore esotico. Un intruglio magico di portoghese, turco, greco, spagnolo, olandese, ceco, ungherese, serbo, bulgaro, polacco… Giovani, lavoratori, studenti, mamme, stagisti, nonni, impiegati, persone provenienti da tutta Europa si incontrano qui sull’autobus. Un via vai di popoli e persone che si incrociano e cercano di ricreare delle piccole comunità viaggianti. L’autobus è un continuo esperimento di Europa che nasce dal basso. Passa incurante davanti ai grattacieli di vetro delle Istituzioni Europee che incutono timore e sembrano così lontane dalla vita reale. Salire sull’autobus a Bruxelles ti fa pensare di abitare in una città che è come un grande esperimento di unità tra lingue e storie differenti. Un esperimento che vale proprio la pena di fare.

Uno dei miei autobus preferiti è il 29. Ti deposita direttamente in centro e da lì a piedi raggiungi Bourse, il luogo dove la maggior parte dei bruxellesi si dà appuntamento. Proprio dietro il grande edificio sorge uno dei centri culturali fiamminghi più attivi di Bruxelles: il Beursschouwburg. Qui ci attende lo spettacolo di oggi: Guerrilla del collettivo spagnolo El Conde de Torrefiel, una delle rivelazioni del KunstenFestivalDesArt 2015. Quest’anno il collettivo ritorna a Bruxelles con la prima del nuovo spettacolo, un lavoro che sì interroga sull’avvenire offerto a una nuova generazione di giovani europei. Sorpresa. Prima di entrare in sala ci porgono dei piccoli sacchetti dal curioso contenuto: tappi di lattice per le orecchie. Che cosa ci aspetterà?

Ci sediamo in prima fila, gli attori entrano in ordine sparso e si siedono su comode poltroncine rosse di fronte a noi. Gioco di specchi. Gli attori seduti davanti agli spettatori diventano anch’essi spettatori. Ma di cosa? Un gruppo di giovani è venuto ad ascoltare una conferenza di Romeo Castellucci, regista della Socìetas Raffaello Sanzio. Ascoltiamo le teorie del noto regista, profeta dell’arte contemporanea, sul teatro: “la forza del teatro sta nel rinunciare al significato”, “la struttura del teatro è un’energia in sé…”. Ascoltiamo finché la voce di Romeo Castellucci si dissolve in un’eco e alle spalle degli attori-spettatori cominciano a scorrere parole su uno schermo bianco. Sono i loro pensieri. In contrapposizione alle teorie astratte e meta-teatrali appena ascoltate, leggiamo i pensieri intrisi di realtà dei giovani attori. Questi riconducono a un’idea politica del teatro, mettono in scena la realtà, l’attualità della nostra epoca. “Viviamo in un’epoca oscura attraversata da guerre di religione”.  Si delinea la cornice narrativa dello spettacolo: nasce da un’ipotesi fantapolitica. Siamo nel 2023. In seguito agli atti di terrorismo, tutti i Paesi europei hanno eletto governi di estrema destra. Russia e Cina hanno stretto alleanza per dichiarare guerra all’Europa. Si legge “dopo 80 anni di pace in Europa non siamo più abituati all’idea che la guerra possa tornare”. Da qui il ritmo di Guerrilla cresce, sullo schermo pulsano i pensieri inquieti, i fantasmi osceni, le visioni violente della nostra epoca.  Il pubblico viene bombardato da questa granaiola di significati che preferiamo normalmente reprimere. In opposizione alle teorie di un teatro che vuole svuotarsi del significato per farsi pura forma, in Guerrilla il ritmo dei pensieri, la ricerca del senso si fa martellante, incalzante.

Per chi, come me, ha vissuto in questi ultimi mesi a Bruxelles e ha potuto vedere il suo volto cambiare -da città tranquilla e cosmopolita a città sotto assedio, presidiata dalle forze militari- il lavoro di Guerrilla si pone come necessario sgomento. Una scossa profonda che ci interroga sul futuro dell’Europa dal cuore dell’Europa, colpito e ferito a morte. Guerrilla è una commedia nera sull’angoscia di un’Europa in crisi. In esso prende forma il contrappunto tra l’apparente tranquillità della vita quotidiana e le vicende economico-politiche che, come necessità storica, ne determinano  la profonda insicurezza. Questo è il teatro di cui sento il bisogno: che fa della ricerca di significato il suo centro vitale fino ad arrivare a una sovra-stimolazione di senso. Un bombardamento di pensieri e di riflessioni che stordisce e inebria.

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VANESSA SORRENTINO

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Guerrilla di El Conde de Torrefiel, visto domenica 22 maggio 2016 al Beursschouwburg di Bruxelles info: kfda.be

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