Michael-NymanUn’onda di note, con la musica che scorre come un fiume: ecco cosa si deve aspettare il pubblico di “Water Dances”, il concerto straordinario che Ravenna Festival propone, come evento speciale a Forlì, sabato 23 luglio al Teatro Diego Fabbri (ore 21), in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e insieme a Romagna Acque, per i 50 anni del Consorzio. Perché sul palcoscenico del Diego Fabbri, davanti al proprio pianoforte, ci sarà Michael Nyman, fra i maestri indiscussi del postmoderno in musica. L’artista londinese rileggerà, insieme alla propria celebre band (vale la pena di citarli uno per uno: Gabrielle Lester e Ian Humphries, violini; Kate Musker, viola; Tony Hinnigan, violoncello; David Roach e Simon Haram, saxofoni; Andy Findon, saxofono e flauto; Toby Coles, tromba; Paul Gardham, corno francese; Nigel Barr, trombone e Martin Elliott, basso elettrico) i movimenti della colonna sonora che ha realizzato per il cortometraggio di Peter Greenaway “Making a Splash” nel 1984, e già ampliati negli anni successivi l’uscita del film, per arrivare alla struttura del concerto. Una frazione di quella composizione è stata riletta da Nicola Piovani per una fra le scene più profonde de “La stanza del figlio” di Nanni Moretti.

Fra i massimi compositori viventi, Michael Nyman è il primo a usare il termine “minimalismo” per indicare la corrente musicale di Philip Glass, Steve Reich, Terry Riley e LaMonte Young . In realtà, in alcune dichiarazioni, ha anche preso le distanze dagli artisti statunitensi: «Non credo che ci sia questo legame così forte. La mia musica nasce dalla conoscenza dei loro suoni, ma poi prende altre strade. Un compositore si deve basare su ciò che già esiste, Bach ascoltava Vivaldi, Vivaldi ascoltava Corelli, e così via fino a Monteverdi. Ci sono comunque un linguaggio e un’attitudine, comuni».

La sua musica è in ogni caso arrivata al grande pubblico grazie al cinema. Ha infatti firmato alcune fra le più memorabili colonne sonore del Novecento, a partire dalle opere visionarie di Peter Greenaway (“I misteri del giardino di Compton House”, “Lo zoo di Venere”, “Giochi nell’acqua”, “L’ultima tempesta”). «Greenaway – racconta il compositore inglese – mi chiedeva un commento sonoro a una sequenza di cinque minuti e io lo scrivevo, ma non mi ha mai detto che cosa volesse. Il nostro, in un certo senso, era un lavoro alla pari. Un regista pensa di dirigere anche il compositore e questo non va tanto bene… Con Peter Greenaway non ho mai dovuto implorare un po’ di libertà creativa, perché questa è una cosa molto normale con lui. Oggi mi rendo conto di avere avuto un grande privilegio a lavorare con un regista che mi consentiva semplicemente di farmi sedere al pianoforte e comporre la musica che volevo per accompagnare le sue immagini». Poi è arrivato “The Piano” (“Lezioni di piano”) il capolavoro di Jane Campion, e il successo è divenuto davvero planetario.
Michael Nyman, però, non è solo quella colonna sonora. La sua concezione della musica si è via via raffinata, ed è in continua evoluzione, vive del rapporto con il suo pubblico, e non si rassegna a esser consegnata in forma definitiva alle colonne sonore originali per le quali è stata composta. Così, dopo aver revisionato, in senso comico, il minimalismo, tra scherzi d’autore, contrappunti, cori e crescendo, è arrivato a costruire le proprie personalissime melodie portando a sintesi elementi diversi, dal barocco all’elettronica, dal folk alla musica sacra, con risultati inconfondibili, che ne fanno appunto uno fra i più grandi compositori di oggi. Che mantiene una visione intima del proprio far musica. «Mi piacerebbe – scrive infatti – che tutto il mondo si sentisse ispirato e aiutato dalle mie composizioni, che la gente in discoteca, così come gli accademici, ascoltassero i miei lavori e ne traessero un beneficio personale. Forse non capiterà mai, perché io continuerò comunque a scrivere principalmente per me».

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti: platea 20 euro (ridotto 18) e galleria 15 (ridotto 12)

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