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Perdonate l’incipit personalistico ma sentiamo che sia dovuto. Correva l’anno 1995 quando uscì quello che è forse il più bell’album tributo concepito in terra italiana: Canti randagi, dove personaggi come Riccardo Tesi, La Ciapa Rusa, Elena Ledda e diversi altri rileggevano alcune canzoni di Fabrizio De André ognuno declinandone l’interpretazione con lo stile musicale della propria regione d’origine. Il momento magico di quel disco fu la clamorosa versione di Bocca di Rosa a opera di Peppe Barra, che peraltro si portò a casa pure i sentiti compimenti pubblici dell’autore. Una folgorazione bell’e buona, per chi come l’estensore di queste righe Peppe Barra non sapeva proprio chi egli fosse: da allora ogni album e ogni occasione di vederlo esibirsi non è sfuggita, garantiamo – tanto che fra i viventi, senza tentennare, lo annoveriamo quale massimo interprete che la musica italiana oggidì possa vantare.

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Oltre una dozzina d’anni dopo lo splendido live In concerto (2003), l’artista procidano se ne esce con un altro sfavillante documento dal vivo con questo …E cammina cammina, registrato in diversi prestigiosi auditori della Penisola come La Fenice di Venezia o il Teatro dei Barbuti di Salerno. Il risultato è di quelli assolutamente imperdibili: il “cantattore” figlio dell’esimia teatrante Concetta Barra e già pilastro della leggendaria Nuova Compagnia di Canto Popolare a settantadue anni mostra ancora una classe e una verve che sono invidiabili quanto ammirabili. Ad accompagnarlo una band di prim’ordine guidata dal suo pluriennale musical director/bassista Sasà Pelosi, ensemble perfetto nell’assecondare l’incontenibile istrionismo del Maestro Barra che davvero cogliamo come eccezionale nel saper vivere il palcoscenico come musica e viceversa.

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Nei propri quattordici brani per cinquanta minuti di musica …E cammina cammina è un vero vulcano di compiutissime idee nel nome dell’arte del performing. E come performa Peppe Barra ne vediamo davvero pochi in giro, praticamente nessuno: indistintamente qui vivono Shit Struck Street Blues, ovvero l’idillio alla merda del poeta Ferdinando Russo ridotto a contagiose dodici battute, così come una travolgente No Woman No Cry nientemeno che del repertorio Bob Marley, la quale dal ghetto di Trenchtown plana nel golfo di Napoli senza batter ciglio. Proprio Napoli, naturalmente, è il cuore del disco che in un vortice senza soluzione di continuità dà una stoccata a Renato Carosone con La pansé, una a Pino Daniele con Cammina cammina (operetta blues? Si può fare!), una a Eduardo De Filippo con Uocchie c’arraggiunate, che nell’album Barra spiega essere stata cantata anche dalla madre Concetta per desiderio del grande drammaturgo, e soprattutto una a Enzo Gragnaniello con la strepitosa Vasame, ridi e scherza una delle più belle canzoni italiane del nuovo Millennio (per chi volesse approfondire, l’originale è nel disco di Gragnaniello Radice del 2011). Prima di chiudere, fra tutto il ben di Dio che offre il lavoro, non sfugga Sona rilorgio, che fra valzer, musica cameristica e preziosismi vari è un’ode al viaggio che si confonde al tempo di soffocante bellezza interpretativa. Epilogo: …E cammina cammina è semplicemente uno dei tre-quattro migliori dischi italiani usciti nel 2016 e a farselo fuggire si commette un gran peccato che nemmeno Papa Francesco ve lo perdonerebbe.

CICO CASARTELLI

PEPPE BARRA – …E cammina cammina (Marocco Music)

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