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Avete mai pensato ai Metallica come fra i più degni eredi di Johnny Cash e di Merle Haggard? Se no, avete fatto male. Meditate: gli scomparsi bardi del country avevano fra i temi principali quello carcerario, come i Metallica – e altrettanto, pur ovviamene nella differenza di stile, l’uniformità di suono (apparente?) è un altro tratto comune. Se Johnny era quasi inamovibile dal suo boom chicka boom, anche James Hetfield e compagni si sono sempre distinti per l’intransigenza, quella di chi ha preso il sound di grandi gruppi come Blue Öyster Cult, Misfits, Black Sabbath e Motörhead portandolo alle estreme conseguenze metal.

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James Hetfield e Lars Ulrich al tempo della collaborazione con Lou Reed – 2011...
James Hetfield e Lars Ulrich al tempo della collaborazione con Lou Reed – 2011…

L’ultima volta li avevamo lasciati alle prese con il controverso ma affascinante Lulu (2011), condiviso con Lou Reed – addirittura per un loro disco tout court si deve risalire a Death Magnetic (2008), prodotto da Rick Rubin. Il ritorno, era facile attenderselo possente, e così è: ecco Hardwired… To Self-Destruct, se preso nella consigliatissima edizione deluxe di ben tre CD, per la bellezza di due ore e trentasette minuti di musica – roba che siamo certi mette a dura prova la resistenza di chiunque, la nostra compresa. Eppure, pur monolitico che paia, l’album è una gran sorpresa con molte freccia al proprio arco.

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Il disco vero e proprio è composto dei primi due CD, svelando la copia James Hetfield/Lars Ulrich, autori del tutto o quasi, in deciso stato di grazia: rispetto a Death Magnetic i Metallica scalano di marcia, per lo più poco trash metal in favore di tanto ottimo, almeno per noi, hard rock. Metteteci anche che Robert Trujillo, il più recente acquisto che con la sua entrata ha dato un vero gran kick ass alla band, e Kirk Hammett s’incastonano perfettamente nel puzzle che è la musica di questi inattesi, elefantiaci Metallica 2016.

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Sei brani per CD con punte di sette o otto minuti a pezzo: in poche parole, la band di Frisco qui non fa prigionieri. La corazzata che è Hardwired… To Self-Destruct di momenti d’alto livello ne ha diversi: Now That We’re Dead è una vera saga nel nome del più grande gruppo hard rock americano, naturalmente i Blue Öyster Cult – Halo On Fire non si fa fatica a udirla come inno di vero Black Sabbath – Here Comes Revenge ha quel tiro di furioso punk metal tutto Misfits – Am I Savage? è il momento vagamente slow del lotto (ma niente a che vedere con le vecchie ballate Nothing Else Matters o Mama Said…) – Confusion, che sembra correrne fra i Byrds e i Metallica ma i nostri ragazzi un posto nel cuore per il Clarence White versione elettrica lo hanno sempre avuto.

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Il terzo CD è un gran bel cotillon per tutti fan della band, con ben quattordici brani. Una decina sono presi da un paio di esibizioni degli scorsi Aprile e Agosto – fra le quali si meritano una certa menzione Helpless, arcigna cover dei Diamond Head, e la loro iper classica For Whom The Bell Tolls. Per non farsi mancare nulla, dalle session del disco sono anche una serie di cover che non tradisce le loro radici: Remember Tomorrow degli Iron Maiden, la ballata When A Blind Man Cries dei Deep Purple che fa rivivere la gloria di Machine Head (1972 – era la b side del singolo Never Before) e sopratutto un medley di quasi dieci minuti furenti intitolato Ronnie Rising, ossia quattro brani dei Rainbow in chiaro tributo a Ronnie James Dio, icona hard rock scomparsa nel 2010. In conclusione: facile godersi questo collegamento diretto all’autodistruzione modello Metallica 2016.

CICO CASARTELLI

METALLICA – Hardwired… To Self-Destruct (3CD Blackened-Mercury-Universal)

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