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Vogliamo scoprire l’acqua calda, tuttinsiemeappassionatamente? Vi è poco da fare – fra gli artisti italiani più emozionanti che si possono vedere dal vivo, Paolo Conte è decisamente in cima alla lista: ossia l’eleganza di un aristocratico uomo di provincia agricola che conquista il mondo, la faccia bella dell’Italia di cui vorresti sempre parlare. Magari dopo 900 (1992) vi è stato un calo della tensione artistica dei dischi, sebbene non manchino comunque grandi numeri – se proprio vogliamo trovare un nadir, quello è Elegia (2004) – ma stiamo sempre disquisendo di uno dei grandissimi: come per i veri grandi, mai darlo per morto artisticamente – mai!

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La riprova ne è la rinascita di Nelson (2010), lavoro sorprendente che si assesta ben medio-alto nella graduatoria della sua intera discografia – rinascita che sarebbe stato molto bello celebrare anche con il più recente Snob (2014) – che, invece, sembra essere album fatto di tanti cliché i quali, tuttavia, a Paolo Conte si possono (e si devono) anche perdonare. Con Snob, sia come sia, ci si ferma davanti a Gente, dove tutti dovrebbero push play: il pezzo è nettamente il migliore del disco e spiega eloquentemente la differenza fra un maestro della canzone e i tanti parvënü’ d’oggidì che si cimentano nelle sette note – di capolavoro trattasi, di quelli che valgono un intero album, anche di un album un po’ zoppo come quello che lo ospita. Da star male se l’avesse fatta – e da star male che non l’abbia fatta!

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Come tutte le cose, bisogna vedere i due lati della medaglia: se il disco vive di un equilibrio non proprio saldissimo, lo Snob tour non fa prigionieri – stende tutti con musica e poesia di prim’ordine, quella di uno schivo-misterioso-ombroso ma molto affascinante signore classe 1937 che la musica italiana l’ha riformulata tutta se non anche spesso reinventata. Per non parlare della grande, grandissima orchestra che lo accompagna: roba che se in Italia sparisce, non la sostituiamo. Tenerla stretta è d’obbligo.

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La fauna che ospita il concerto del Maestro agli Arcimboldi è sempre variopinta: madame ingioiellate, attempati dandy, adepti al culto contiano, giovani vogliosi di cogliere almeno la coda di una vita artistica a dir poco epica. Lo Snob tour compie due anni e l’immensa storia di Paolo Conte è lì nella sua palese grandezza, quella che corre sfidando tutto e tutti sulle strade di Diavolo Rosso, quella che corre in altre dimensioni ispirate ad Atahualpa di Alle prese con una vera Milonga, quella che corre Via con me rigirata quasi a ballata di balera prima e reprise in versione speedy come unico bis, quella che rallenta alle foto sbiadite di Argentina, quella di Gli impermeabili che della tetralogia del Mocambo è il pezzo più bello, quella che il surrealismo il futurismo il cubismo è tutto lì quando passano Max, Sotto le stelle del jazz, Snob, Madeleine (la seduttrice, meretrice Madeleine?), Dancing, Ratafià – brani che se anche sai di non poterli mai afferrare, è bellissimo solo provarci ad aggrapparvisi anche per pochi istanti.

CICO CASARTELLI

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