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Dopo che negli anni Settanta esplose il reggae a livello mondiale con i vari Jimmy Cliff, Bob Marley e Toots & The Maytals, vi è stato un periodo di una buona quindicina d’anni che Sly & Robbie furono la sezione ritmica più richiesta al mondo: non solo reggae ma li si trovavano a frotte nei dischi di star quali Grace Jones, Ian Dury, Bob Dylan – una bella fetta del sound di Infidels (1983) è merito loro – Jackson Browne, Herbie Hancock, Francesco De Gregori – il Principe li volle in Scacchi e tarocchi (1985), come sempre in scia dylaniana – Mick Jagger, Joe Cocker, Serge Gainsbourg – sono loro che tengono il ritmo negli splendidi Aux armes et cætera (1979) e Mauvaises nouvelles des etoiles (1981) – Madonna, Simply Red, Material e una pletora d’altri. In poche parole, hanno davvero segnato un’epoca.

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Sly Dunbar (batteria) e Robbie Shakespeare (basso), stavolta al Teatro Manzoni di Milano nell’ambito della più che meritoria storica manifestazione Aperitivo in Concerto, addirittura giocano alla sfida impossibile con il trombettista norvegese Nils Petter Molvær, uno fra i pionieri del furure jazz, particolare unione fra jazz e musica elettronica che prese il via sul finire degli anni Novanta – per esempio, l’italiano Nicola Conte ne è stato un altro esempio. Il risultato è quello di mondi apparentemente opposti che s’incontrano, la Giamaica e il freddo nord della Scandinavia – timbri e armonie complesse che si fondono in un unico, poderoso e trascinante impulso ritmico di sapore marcatamente noir. Un vero evento, all’insegna di una teatralità arcana, in cui si dipanano culture estremamente diverse ma accomunate dallo stessa volontà di dialogo e di creatività.

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Arrivati sul palco, parte la festa ma anche l’avventura: con loro anche di due alchimisti dei suoni elettrici ed elettronici più allusivi come il chitarrista/tastierista Eivind Aarset e il mago dell’elettronica Vladislav Delay. Sly, tutta mimetica, arriva con il bastone, gli altri seguono tranne Robbie – il quale arriva sul palco un paio di minuti dopo che l’ensemble ha iniziato il jamming: appena i due sono lì insieme si capisce al volo il valore del loro sound, unico e irripetibile, quello di chi si conosce a memoria, di chi potrebbe suonare con l’altro dandosi le spalle o a occhi chiusi – e infatti, per l’intera esibizione è così, Sly e Robbie non si guardano praticamente mai ma suonano, suonano, suonano! Semmai, specie Robbie, sono lì che se la godono con Nils, la tromba che arriva dal grande freddo: l’unione fra loro è di quelle che funziona e per un’ora abbondante il pubblico è contagiato con effetti musicali fatti di mestiere e di esplorazione, ossia di tutto ciò che solo maestri assoluti come loro possono permettersi – anche se l’età non gioca molto a loro favore. Ma visto un concerto così, conta poco.

CICO CASARTELLI

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