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Morphine – o meglio, Vapors of Morphine, esalazioni di una grande band che il fato ha troncato sul più bello. Ma non importa, poiché grazie a Dana Colley e a Jerome Deupree la leggenda del gruppo che un tempo aveva Mark Sandman upfront ha di nuovo preso quota con A New Low, l’album d’esordio di quest’anno, e soprattutto con concerti che finalmente sono giunti anche da noi: questo al club Latteria Molloy di Brescia è stata l’ultima di quattro tappe, peraltro inaspettatamente gremita di pubblico ma soprattutto di amore per la vecchia band – e per il cantante scomparso. Già, perché per chi scrive, per esempio, i Morphine, fra le diverse volte visti all’epoca, vi à anche il loro debutto italiano al Bloom di Mezzago: fu un calcinculo memorabile, uno dei grandi concerti-rivelazione per chi era giovane e appassionato di musica negli anni Novanta. Indimenticabile.

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Negli anni le iniziative nel nome Morphine sono state diverse, dall’Orchestra Morphine ai Twinemen fino agli A.K.A.C.O.D. – senza scordare come Dana abbia aggiunto nuovo colore al nostro Rudy Marra, uno dei grandi incompresi della musica italiana – tutte un po’ con l’intento di non ricalcare la formula tanto amata con Sandman: adesso è l’ora di fare i conti con il passato, invece. La domanda è d’obbligo: com’è Jeremy Lyons, l’uomo di New Orleans che ha l’impossibile compito di stare dove stava Mark? Ebbene, Lyons fa la cosa più naturale: per quanto può non imita l’inimitabile Sandman, imbraccia il basso slide a due corde (nel finale anche a una corda) che alterna alla chitarra, vi mette del suo ed evita l’effetto cover di un frontman che negli anni Novanta ve ne furono pochi dello stesso livello. E peraltro, per gli altri due, la soddisfazione di una mezza rivincita contro il destino che gli è stato crudelmente avverso: poco effetto revival e molto avvincente rivisitazione di quella che, nell’essere fantastico Little Walter meets Miles Davis meets Steely Dan meets Tom Waits meets Rahsaan Roland Kirk meets Jack Kerouac, fu una band la quale riuscì ad aggiungere qualcosa di veramente originale nel grande affresco che è la musica americana. Loro, i Morphine stessi, tutto ciò lo chiamavano low rock.

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Niente notturno iper-realismo di Sandman ma anche niente Dana al doppio sax a la Roland Kirk, che all’apparire vent’anni fa una delle immagini veramente cool della musica alternativa dell’epoca: tant’è, l’avventura continua. Attaccato con Like Swimming, la notte è scorsa scura, jazz che si scioglie nel blues e viceversa, con la sorpresa di come sono rivisti e corretti classici del gruppo quali GoodThe Other Side – una delle jam più seducenti della serata – SheilaAll WrongBuenaEmpty Box, The Night – uno dei vertici del loro repertorio nonché involontario addio di Sandman – CandySouvenir, la sempre irresistibile Honey White – che Carlo Verdone immortalò nel suo film Viaggi di nozze, quello del “famolo strano” – Have A Lucky Day e The Only One – bilanciati a inserti del nuovo repertorio di A New Low come il traditional folk blues Red Apple Juice, il classico Morphine rinnovato Souvenir che viaggia sempre al termine della notte sebbene nella coda Daman N’Diaye priva di Boubacar Diabate, giovane esponente della musica del Mali ospite nell’album – fino alla contagiosa cover di Baby’s On Fire, impagabile perla del Brian Eno epoca Here Come The Warm Jets (1974). Per chiudere il cerchio, infine, anche Doreen, bel jive blues preso dal repertorio Treat Her Right, il gruppo anni Ottanta dove militava appunto Mark Sandman e che aprì la strada all’epopea Morphine. E sì, è stato bello esporsi di nuovo ai Vapori di Morfina.

CICO CASARTELLI

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