faust_phzhang-xinwei_0309Fortemente voluto da Ravenna Teatro, arriva dal 17 al 20 novembre, al Teatro Alighieri , nell’ambito de “La stagione dei teatri” Faust, progetto drammaturgico che crea un nuovo linguaggio in cui si combinano Oriente e Occidente, portato in scena dalla Compagnia Nazionale dell’Opera di Pechino per la prima volta a Ravenna. Una sfida produttiva importante, intrapresa da Emilia Romagna Teatro e affidata alla giovane regista tedesca Anna Peschke e a un gruppo di altrettanto giovani interpreti cinesi che eseguono un repertorio musicale originale composto da Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani e Chen Xiaoman, accompagnati da un ensemble musicale formato da musicisti italiani e cinesi. Lo spettacolo andrà in scena in lingua cinese con sottotitoli in italiano.

Obiettivo della regista Anna Peschke è quello di creare uno slancio originale verso la creazione di un nuovo linguaggio fra Oriente e Occidente. Una sfida che irradia diversi aspetti, dall’avvio fertile di un rapporto pensato con la China National Peking Opera Company (oggi inclusa dall’Unesco nel “patrimonio culturale mondiale intangibile”), alla potenzialità insita nel cercare nell’alfabeto gestuale e musicale di quel linguaggio vie espressive scardinanti per la visione scenica occidentale.

Il progetto è basato sul dramma Faust: prima parte di Johann Wolfgang Goethe, pubblicato per la prima volta in Germania nel 1808 e considerato il capolavoro fondamentale della letteratura tedesca. Guo Moruo pubblicò l’intero dramma per la prima volta in cinese nel 1928, e da allora è stato diffuso come testo di letteratura occidentale, studiato poi nelle università, raggiungendo il grande pubblico di lettori e appassionati.

«La sfida principale – spiega la regista  Anna Peschke − risiede nel lavorare con gli attori della compagnia China National Peking Opera Company: questi performer possono raccontare un’intera storia con i movimenti, attraverso la danza e le azioni. Tra le peculiarità della dura educazione dell’Opera di Pechino c’è infatti l’insegnamento della facoltà di comunicare tutto tramite il corpo e la mimica, senza l’uso della parola. Il risultato cui ho mirato è l’emersione di una performance sperimentale e interculturale, un interagire di forme di teatro diverse. Tale connessione crea legami importanti per una reciproca comprensione culturale, arricchendo il dialogo tra la cultura tedesca e cinese».
L’opera viene messa in scena come un Jīngjù, la famosa arte performativa che non solo combina canto e recitazione, ma comprende anche danza, arti acrobatiche e marziali in uno stile affascinante. Questa nuova forma e questa estetica orientale possono mostrare al pubblico occidentale un classico, un’opera celebre come Faust in un contesto innovativo e offrire nuove prospettive su una storia senza tempo. Inoltre questa produzione segna un passo in avanti verso una forma contemporanea di Jīngjù, che si apre a moderne influenze e a tematiche del nostro tempo. Il personaggio di Faust simboleggia l’archetipo dell’uomo contemporaneo che in nome del proprio piacere e per avidità, sottomette e sfrutta la natura e le persone, noncurante della miseria e della distruzione che genera. Mefistofele induce Faust in tentazione con seducenti promesse di gioventù, amore e piaceri, ma Faust sceglie in piena consapevolezza e responsabilità. Un’esperienza creativa toccante e stimolante, un’analisi e un’elaborazione attenta di un tema significativo, profondo e illuminante, che costituisce un’esplorazione artistica completamente nuova per una squadra formata da artisti occidentali e cinesi. Un incontro fra musica composta da un autore cinese, su modalità melodiche tradizionali, e musica composta da autori italiani.
Da giovedì 17 a domenica 20 novembre, Teatro Alighieri, Via Angelo Mariani, 2, Ravenna, ravennateatro.com

 

SILVIA MERGIOTTI

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