La Veronal, Portland
La Veronal, Portland
La Veronal, Portland

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La ballerina Lali Ayguadè si trova sulla luna. Ha una tuta grigia. Un casco da astronauta le copre il volto. Il suo corpo fluttua, non c’è gravità. I suoi movimenti, a tratti schematici, interrotti, a tratti liberi e lunghi la portano percorrere tutto lo spazio, ad attraversare tutte le altezze: danza a contatto con il suolo, si avvicina al pubblico e si allontana. Si toglie il casco da astronauta e lo dona a una persona del pubblico. Il suo sguardo è un po’ triste e perso, sembra assente.

Lali Ayguadè si muove molto velocemente, con movimenti spezzati: come per dare l’idea di velocità, di cambiamento. Al contempo velocità e lentezza si mischiano, si alternano, si fondono: velocità nel raggiungere qualcosa e allo stesso tempo immobilità nell’averla raggiunta.

La danzatrice si muove nello spazio scenico, si blocca, ci guarda come se stesse cerando qualcosa, muove un arto e ricomincia a danzare.

Si ferma al suolo per qualche secondo, sembra paralizzata, poi ricomincia a muoversi.

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La Veronal, Portland
La Veronal, Portland

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La performance è parte di una serie di opere dedicate a diversi luoghi del mondo.

Questo episodio si intitola Portland, la città degli Stati Uniti d’America: pare suggerire l’idea di un Paese sempre pronto all’evoluzione e al cambiamento, ma ciò che viene proposto è uno scenario di morte.

Al termine dello spettacolo Lali Ayguadè mostra una bandiera americana, la sventola con sguardo triste, perso nel vuoto. Il volto è immobile, quasi spettrale. Il corpo ha vita, si muove, danza, ma il suo viso esprime esattamente il contrario.

Sembra l’avvento dell’apocalisse.

Coinvolge il pubblico, in alcuni momenti. Al termine di Portland fa entrare alcune persone nello spazio scenico: non per celebrare la grandezza della Nazione, ma per evocare un funerale di Stato. Stesi al suolo, siamo morti. Lentamente cala la luce.

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GIULIA SAVIOTTI

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Visto al teatro Félix Guattari di Forlì il 31 ottobre 2016 – info: crisalidefestival.eu

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