La specie umana, si sa, si affanna in vari modi a misurare, a contare, a pesare tutto, in particolare ciò che considera “produzione”, quindi anche il cibo che proviene dalle proprie coltivazioni. A dicembre, anche se l’orto continua a fornire cavoli, carote, porri, radicchi, molti tirano le somme dell’annata passata; ci sono dei veri maniaci del dato quantitativo, che pesano tutto e annotano meticolosamente in appositi quaderni, e i fanatici dell’approssimazione. Io faccio modestamente parte della seconda categoria, e con un occhio alla dispensa e l’altro al freezer, mi faccio un’idea rapida di come è andata. Inoltre ripenso alle grandi scorpacciate di frutta e verdura che ci siamo fatti: in ogni stagione c’è una pianta che dà con maggiore abbondanza, di cui ci togliamo la voglia per un bel po’.

Delle piante di cui si semina la stessa parte che si raccoglie, come le patate o i legumi, il calcolo della resa complessiva è facile: si annota il peso della semente al momento della semina, e poi, al momento del raccolto (è il caso delle patate) o dopo la sua essiccazione (è il caso dei legumi), si divide il suo peso per il peso della semente. I più precisi calcolano anche la resa per pianta, media o assoluta, per selezionare le sementi migliori, o magari per confrontarsi con gli amici.

A mio parere, uno dei tranelli in cui si cade spesso è domandarsi quanto si è risparmiato in termini economici. E pensare che quasi quasi sarebbe stato più vantaggioso comprare la verdura invece di coltivarla. Il rapporto costi-benefici è importante, ma non va fatto semplicemente in euro. Innanzitutto, non c’è un paragone tra ortaggi e frutta fatti in proprio e in piccolo, con metodi naturali, e gli analoghi prodotti in commercio, in termini di sapore e qualità nutritive: quanto fa, questo valore vitale, in euro? Inoltre, dobbiamo valutare “quanto abbiamo speso” in termini di risorse anche se non le abbiamo pagate in denaro: abbiamo fatto un uso intelligente e sostenibile dell’acqua? Abbiamo contribuito alla fertilità del suolo? Quanta fatica abbiamo fatto? Abbiamo limitato gli sprechi? Abbiamo prodotto rifiuti?

Se abbiamo comprato sementi e piantine, potremo risparmiare introducendo dei semi riproducibili scambiati gratuitamente. A tal proposito, consiglio di partecipare al Libero Scambio Semi al castello di Sorrivoli, domenica 29 gennaio 2017.

Quando una parte del raccolto è stata mangiata da altri animali, a me viene da pensare che non è giusto non considerare questo raccolto. In altre parole, il nostro orto non sfama soltanto noi, ma anche gli istrici che banchettano con le nostre zucche, le lumache che fanno sparire l’insalata, i merli divoratori di ciliegie… E se poi il nostro orto sfama animali preziosi per l’ecosistema, o rari e protetti, come non considerarlo un fantastico risultato?

Il bilancio non deve tralasciare una valutazione del nostro operato… La domanda fondamentale da porsi è: “quanto tempo ho passato tra le piante?” Generalmente c’è una relazione evidente tra questo tempo e il successo produttivo, tranne nei casi di calamità che possono vanificare qualunque sforzo. Il mio consiglio, se avete poco tempo ed energie, è di cercare collaborazioni, perché gestire un orto collettivamente permette di seguirlo con maggiore cura e di faticare il giusto nei momenti più intensi.

 

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