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Quale mistero nasconde la scomparsa della prima versione dei Canti Orfici? Qual è il significato della città di Faenza all’interno della poetica? Qual è il ruolo del filologo nella società contemporanea? Questi e molti altri sono i temi affrontati dall’evento “Chi ha rubato i Canti Orfici? Inchiesta su Dino Campana” che si terrà al Circolo Arci Prometeo di Faenza sabato 10 dicembre a partire dalle ore 18.

L’incontro – ideato da Giacomo Sangiorgi, direttore artistico di Nostrarte, e organizzato dall’associazione culturale Augusto Bertoni, con la media partnership del blog Buonsenso@Faenza – unirà documenti d’epoca e proiezioni a letture e interpretazioni di Matilde Zauli e Alessandro Leoni della Compagnia teatrale Amici dell’Europa. L’insieme porterà alla luce una vera e propria inchiesta sui Canti Orfici, considerata una delle più significative e incomprese opere del Novecento. Basandosi su indizi e testimonianze riguardanti la biografia e la poetica di Dino Campana (1885-1932), il pubblico-giuria dovrà emettere un giudizio finale.

A sostegno della riflessione su Campana come “poeta camminatore europeo” e sul ruolo del filologo, la presentazione del libro di Samuele Marchi, “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici”, edito da Carta Bianca. Scrittura, poesia e arte si contaminano all’interno del testo: le incisioni dell’artista Agim Sako si uniscono infatti all’intreccio tra i luoghi e la poetica di Dino Campana, di cui l’autore presenta una sorta di cartografia. Il testo è il risultato dell’adesione dello scrittore al metodo etnofilologico che unisce filologia, linguistica e antropologia nel ridefinire la concezione di testi letterari e di poesia nel mondo contemporaneo. Ideatore della nuova disciplina, sui quali studi si basa lo scrittore, è il filologo Francesco Benozzo, candidato al Premio Nobel nel 2015 e nel 2016. L’entofilologia si basa sulla concezione di un nuovo tipo di filologo che agisce e si confronta con le sfide della contemporaneità. La neutralità e l’obiettività tradizionali sono sostituite da uno sguardo affettivo e coinvolto che presta attenzione non solo ai testi ma anche a diverse fonti offerte dai riti, dalla toponomastica e da ogni espressione della tradizione orale. Il suo lavoro si basa su un continuo dialogo con i risultati delle altre discipline, tra le quali l’antropologia, l’archeologia e le neuroscienze. In questo modo i testi, piuttosto che punti di arrivo, divengono tracce da cui partire per indagare e esplorare diverse strade di interpretazione.

 

Sabato 10 dicembre, “Chi ha rubato i Canti Orfici? Inchiesta su Dino Campana”, Faenza Circolo Arci Prometeo, ore 18 – info: ilbuonsenso.net

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