La casa editrice specializzata in edizioni d’arte a tiratura limitata, fondata da Igort, illustratore e autore di fumetti, pubblica in trecento copie numerate, firmate e con tre differenti copertine l’opera in cui la pluripremiata attrice, autrice, scenografa e fondatrice del Teatro delle Albe racconta, tramite coinvolgenti e icastiche scritture, la Campiano della sua infanzia, il suo paese natale nella campagna ravennate. Il libro, impreziosito dalle immagini create dall’illustratrice Leila Marzocchi, è acquistabile presso il bookshop del teatro Rasi da mercoledì 21 dicembre, in occasione dell’incontro “Cantiere Dante”, alla libreria Dante di Longo di Ravenna dal 22 dicembre e da gennaio 2017 anche online.

Realizzato come un “libro dei segreti”, sul modello di un antico messale, Miniature Campianesi è stato scritto da Ermanna Montanari per rievocare il mondo della sua infanzia e prima giovinezza. «Questi piccoli racconti – come dice l’editore Igor Tuveri, in arte Igort – sono perle di vita condensata, su cui si specchia una terra, un luogo dell’anima, che parla a tutti noi. Ermanna distilla, senza mai cercare di levigare. Le miniature sono il suo testo sacro e frugale. Racconti da leggere ovunque con tanti gradi di attenzione. Perdendosi e tornando a ritroso a leggere ancora».

Divisa in quattro sezioni – Miraggi, Infanzia e adolescenza, Giuseppina e Sigfrido, Saluto al lettore dalla camera da ricevere (che è un omaggio all’attore senegalese Mandiaye N’Diaye) – la raccolta di racconti ci porta in un mondo per certi versi fantastico, inaspettato per quanto spesso brutalmente concreto, quello della profonda campagna ravennate tra gli anni Sessanta e Settanta, da cui Montanari trae vere e proprie visioni innervate di vita vissuta, fino a crearsi un luogo “altro”, che forse non esiste più. «Mi sono accorta dell’abbaglio del tempo quando qualche anno fa accompagnai un importante produttore di cinema verso il mio paese natale – ricorda l’autrice. Dovevamo scegliere un luogo per un film, dovevamo individuare un vecchio casolare vicino a uno scolo. Mi accorsi che appena entrata in Campiano cominciai ad arrossire, non c’era niente di quel che avevo descritto. Campiano viveva in me di una bellezza affettiva, un luogo inventato». Campiano dunque è un luogo fondamentale nella vita e nel lavoro di Montanari, del quale proprio da queste Miniature scopriamo tutta una serie di istanze poetiche in nuce. «Dai 5 ai 10 anni fui mandata all’asilo/collegio Ghezzo Vitali di San Pietro in Campiano – racconta la fondatrice delle Albe – dove imparai a cantare, recitare, ricamare e dove imparai l’italiano e i riti della socializzazione. Una situazione completamente diversa da quella della mia famiglia campagnola, in cui si parlava solo dialetto, un contrasto fortissimo tra “tutto spirito” e “tutta materia”. Ma proprio in questo cortocircuito ho inciso la crepa da cui è scaturita una terza via, la mia via».

Ma non è solo Campiano a venir disvelata in Miniature Campianesiè la stessa Ermanna Montanari a uscirne in una veste inedita, una scrittrice che nell’immediatezza del racconto breve trova con estrema naturalezza una gamma di soluzioni strutturali sorprendente, il tutto a servizio di un immaginario che non vorremmo mai finire di esplorare. E, così come con il dialetto romagnolo ha costruito una lingua di scena, anche con questo passato fatto di ultra-località e ferocia infantile Montanari crea materia viva, una materia pulsante e poietica che apre varchi insospettati verso una scrittura mnestica di estrema efficacia e pregna di humor nero.

SILVIA MERGIOTTI    

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