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Amare Neil Young per la cristallina bellezza dei Buffalo Springfield? Certo! Per gli avvincenti anni Settanta in solo o con CSN&Y? Chiaramente! Per i folli anni Ottanta dove la partita l’ha giocata nel tentativo di demolire il proprio mito? Sublime! Per il grande come back dei primi anni Novanta con una serie di dischi fra i più belli del suo catalogo? Sì! Poi, però, ci sono gli altalenanti ultimi vent’anni che hanno messo a dura prova i più fedeli estimatori: un solo grande album con lo splendido Praire Wind (2005), degne ma sfocate opere come la doppietta 2012 Americana/Psychedelic Pill, tanti lavori opachi e diversi francamente brutti, con particolare antipatia per A Letter Home (2014) e The Monsanto Years (2015). In sintesi, questo il sentiero che porta a Peace Trail.

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Molti, lo sappiamo, in quest’occasione saranno belli pronti a far fuoco con i loro fucili a canne mozze formato computer keyboard – però, alt un attimo, il grilletto bisogna aspettare prima di tirarlo con salda sicumera. Peace Trail non è capolavoro né ci aspettavamo che lo fosse – ma è un disco con anima sebbene monocromatico: lo ascolti e lo riascolti, e sembra il gemello di un album sbilenco, poco incasellabile come Greendale (2003), quello con i Crazy Horse temporaneamente mozzati di Frank Poncho Sampedro. Qui, al posto di Cavallo Pazzo, Neil si è affidato a due uomini di solido background come Jim Keltner (batteria), già in passato con CSN&Y e con Neil stesso in Silver & Gold (2000) e nel seguente tour che ha prodotto Road Rock Vol. 1 (2000), e Paul Bushnell (basso – turnista che non si è fatto mancare niente: Ronan Keating, Tim McGraw, Laura Pausini, Zucchero, Backstreet Boys e decine d’altri), coppia ben scelta che segue la sua luna sempre più chiaroscura – luna chiaroscura alle prese con le solite stringhe ma anche con un’armonica per lui inedita: non quella sognante cui ci ha abituato negli anni con Heart Of GoldUnknown Legend oppure Razor Love, bensì in una strana chiave fra blues Chess e spinto rumorismo disturbante a bilanciare il resto della strumentazione per lo più unplugged dell’album.

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Neil Young con Jim Keltner e Paul Bushnell
Neil Young con Jim Keltner e Paul Bushnell

Registrato in soli quattro giorni ai leggendari studi Shangri-La di Malibù, fondati negli anni Settanta per ospitare The Band e ora passati sotto la proprietà di Rick Rubin, Peace Trail spinge molto sul talkin’ blues ma lo fa in modo molto meno noioso che in The Monsanto Years: per esempio, Terrorist Suicide Hang Gliders e John Oaks possiedono una propria arcana, seducente mistica nel tratto unidimensionale che li caratterizza. Neil Young, lo sappiamo, da tempo immemore è anche un tipo provocatorio e qui lo dimostra nell’ode molto hippie di My Pledge – con effetto stoned dettato dalla sua voce che si sdoppia – e nella quantomeno bizzarra My New Robot – testo che fra una citazione di Amazon.com e chiara concessione all’intelligenza artificiale fatta di pin number e di voci robotiche chiude l’album come quando si clicca il tasto switch off dei nostri ammennicoli elettronici.

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Neil Young con Willie Nelson a Standing Rock
Neil Young con Willie Nelson a Standing Rock

Tutto qui? No: Peace Trail almeno due-tre numeri Young-hiani di livello medio-alto lì regala, eccome. Il primo è proprio il brano guida, con Neil che a tamburo battente (come si sente Keltner!) racconta la sua utopia: non sarà niente di nuovo ma pure non è niente di male nel proprio evidente, palese déjà vu. Molto buono anche Show Me, auto-rip off di certe atmosfere Harvest Moon (1992), con quell’intreccio di chitarra quasi cartacarbone di War Of Man – ordito in fortissimo debito con uno fra i massimi eroi di Young, il sempre venerato Bert Jansch. Il meglio, tuttavia, arriva con Indian Givers: coincidenza vuole che giunga proprio in concomitanza con i fatti di cronaca riguardanti la riserva indiana di Standing Rock – tolto ciò, comunque, per quasi sei minuti Neil mette in scena se stesso con bella calligrafia dispari che scava a sfiorare i nervi più sensibili dei vecchi fan del Bisonte, come siamo noi da oramai molti lustri.

CICO CASARTELLI

NEIL YOUNG – Peace Trail (Reprise)

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