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Robbie Robertson è l’uomo che ha spezzato un sogno, quello della Band – oppure egli è colui che la Band l’ha spedita nella dimensione del mito. In verità entrambe le posizioni sono buone, giacché l’uomo ha sempre fatto discutere da quel momento che decise di glorificarsi in The Last Waltz: vi è poco da fare, Robbie divide. La Band, il Gruppo per antonomasia, non sarebbe stata mai la stessa senza uno dei cinque elementi, questo ovviamente vale anche per il chitarrista: è lui che ha scritto i loro classici, anche se è stato altrettanto essenziale come gli altri colorarono quell’incredibile catalogo di canzoni.

Robbie Robertson

La Band nel 1976
La Band nel 1976

Adesso Robbie è un signore settantenne che se la gode fra gli altolocati del musica rock: si occupa della Rock And Roll Hall Of Fame e come consulente/assemblatore musicale è sempre al fianco di Martin Scorsese quando questi fa dei film. Niente per cui biasimarlo. E come tutti gli altolocati di quel genere, anche per lui è giunto il momento dell’immancabile libro autobiografico, che nel caso si intitola Testimony: a giudicare dalla pletora di recensioni strapositive apparsa Oltreoceano, si deve trattare assolutamente di un must read. Ci toglieremo la curiosità di farlo al più presto.

Robbie Robertson con Bob Dylan nel 1974
Robbie Robertson con Bob Dylan nel 1974

A sorpresa Testimony non è solo un libro bensì in contemporanea esce anche un CD con lo stesso titolo e che non è solo un’antologia di quando fatto dal musicista – ma regala anche alcuni inediti che davvero accendono la curiosità dei Band-iani più incalliti quali, del resto, ci sentiamo d’essere. Il tutto non è certamente il punto dove partire se non si conosce Robbie, per quello naturalmente vi sono tutti i dischi della Band e alcuni dei suoi in solo, con particolare predilezione per il concept album Storyville (1991). Qui la materia è fatta di particolari, di precisazioni e di sfizi per i vecchi estimatori. Di Testimonianza, insomma.

Robbie Robertson con Martin Scorsese nel 1988
Robbie Robertson con Martin Scorsese nel 1988

Il disco parte con appunto Testimony, peraltro in mix differente rispetto all’originale, il brano che stava in Robbie Robertson (1987) e che vantava i U2 quale backing band: di lì è uno zig zag fra alcune delle più leggendarie pagine della musica rock. Si sfreccia con Bob Dylan in modalità Blonde On Blonde (1966) per Obviously Five Believers oppure in quella Tour Dylan/Band 1974 per Rainy Day Woman #12 & 35. Si vola alto con il catalogo di un complesso inarrivabile con le varie The Night They Drove Old Dixie Down – versione live 1971, con gli arrangiamenti di Allen Toussaint – The Weight – sempre live 1971 – Out Of The Blue dalla suite de L’ultimo valzer – con Knockin’ Lost John l’unica vera lead vocal di Robbie con la Band – Bessie Smith dai Basement Tapes (1975, ma risalenti a sette-otto anni prima), It Makes No Difference, fino a un demo inedito piano e voce di Twilight con anziché Rick Danko proprio Robbie in prima linea. Lo standard rimane alto anche quando si riscoprono, se ve ne fosse bisogno, assolute perle della carriera solista come Somewhere Down The Crazy River e soprattutto il capolavoro Soap Box Preacher, uno dei brani più belli dell’intera produzione Robertson-iana, Band compresa.

Robbie Robertson e Levon Helm nel 1970
Robbie Robertson e Levon Helm nel 1970

Bella anche la scelta pre-fama dei pezzi scelti: He Don’t Love You (And He’ll Break Your Heart), con Richard Manuel alla voce, è addirittura a nome Back Horn (come si chiamavano gli Hawks in Canada) – I’m Gonna Play The Honky Tonks è a quello di Levon And The Hawks, con ancora un gran Manuel che con l’ugola fa il verso a Ray Charles – Come Loveslow blues-one dove gli Hawks fanno da backing band a Ronnie Hawkins sebbene, avessimo potuto scegliere, non avremmo lasciato fuori la furiosa versione di Who Do You Love (Bo Diddley) che Ronnie & The Hawks consegnarono all’eternità nel 1964: semplicemente una delle performance chitarristiche più esaltanti regalate da Robbie Robertson in tutta la sua carriera. Ma tant’è, Testimony non ha pretese di completezza – suona proprio bene così com’è nel saltare qui e là fra gli anni di una storia più che leggendaria.

CICO CASARTELLI

ROBBIE ROBERTSON – Testimony (Universal)

robbie-robertson

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