Come nascono i bambini? Quanto è importante il problema sessuale nella tua vita? Vorresti essere un Don Giovanni? Che cosa ne pensi degli invertiti?

Era il 1964 quando Pier Paolo Pasolini poneva queste domande a giovani, donne mature, uomini, contadini, operaie, intellettuali e ne traeva un documentario che andava a toccare e portare a galla la problematicità di questioni all’epoca scottanti come l’omosessualità, il sesso prematrimoniale, le differenze tra libertà sessuale maschile e femminile, l’aborto.

A distanza di circa cinquant’anni a Bologna parte un progetto che prende il nome dal film di Pasolini, Comizi d’amore. L’artefice è Kepler-452, compagnia già organizzatrice del Festival 20 30, che tenterà di portare in scena gli abitanti di tre diverse comunità bolognesi, profondamente disomogenee tra loro, continuando a porre loro le domande di Comizi d’amore e altre ancora  nuove.

Il progetto, diretto da Nicola Borghesi, con la collaborazione di Paola Aiello e Enrico Baraldi, parte in questi giorni con una open call rivolta a due registi e quattro attori under 35. A ognuno dei registi selezionati verrà affidata una comunità da incontrare, interrogare, mettere in scena, attraverso le voci e i corpi dei propri abitanti. Gli attori si occuperanno invece di realizzare dei reportage teatrali maturati nel corso delle esplorazioni condotte insieme ai registi, che andranno in scena il 23, 24, 25 maggio presso l’Oratorio San Filippo Neri di Bologna.

La compagnia lavora da tempo con non professionisti e da qualche anno rivolge particolare attenzione nei propri lavori a ciò che accade fuori dai teatri, concentrando la ricerca su ciò che pensano, sentono, immaginano, temono, sperano, odiano, amano, decidono gli abitanti dei luoghi in cui si trovano a operare. Ultimo il progetto “La rivoluzione è facile se sai con chi farla”, un format teatrale in cui si interroga un gruppo di riferimento differente di luogo in luogo, su quale possa essere il vero rivoluzionario tra le persone che conosce.

La compagnia decide ora di condividere questo modo di fare teatro con altri colleghi, interessati a rapportarsi con la possibilità di incontrare, intervistare, portare in scena persone realmente esistenti.

 

Per scaricare il bando della open call: www.festival2030.com

 

SILVIA MERGIOTTI

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