Da qualche anno la ricerca storica tende a demolire o a rivisitare tutte le periodizzazioni classiche, cioè le cesure tra Storia antica e medievale, tra Medioevo ed Età Moderna, tra quest’ultima e l’Età Contemporanea. Sull’onda di questa rivisitazione è andata anche cadendo l’idea che ci dovesse essere una certa distanza temporale tra lo storico e il periodo studiato: in passato si sosteneva che per evitare di essere eccessivamente influenzati dalle ideologie, dalle proprie origini, dalla personale estrazione economica, sociale o culturale era meglio evitare di occuparsi di eventi troppo recenti, perché il rischio della perdita di obiettività sarebbe stato altissimo. Negli ultimi anni sono numerosi gli studiosi che la pensano diversamente, ritenendo che si possa analizzare, con i metodi della Storia, anche il presente, il momento in cui si sta vivendo: la Storia immediata. Molti oggi sostengono che sempre e comunque l’oggettività della scienza storica è inseparabile dalla soggettività dello storico, ossia che la Storia è sempre un’interpretazione soggettiva di tracce lasciate dal percorso dell’uomo sulla terra. Di conseguenza non ci sono grandi differenze qualitative tra una Storia più contemporanea e una Storia più antica. Tutto è Storia.

Da qualche decennio alla Storia immediata lavorano scrittori, giornalisti, sociologi, e, appunto, teatranti: un fenomeno che coinvolge maestri sempreverdi (il Living, sia detto a mo’ di sineddoche) e esponenti della scena postnovecentesca.

Lo spettacolo che si dà al mondo, in questa accezione, intreccia la concretezza dei fatti accaduti alle identità e biografie degli autori (reali e al contempo immaginarie, nel caso di Mar del plata), ricavando da questi riporti teatrali del vivere alcuni orizzonti di conoscenza da esplorare e condividere.

È in questo preciso milieu che si colloca Mar del plata – Gli “Angeli del Rugby” che sfidarono il regime argentino, exemplum di teatro-reportage già vincitore del Premio Persefone 2016 come «miglior spettacolo di autore contemporaneo».

Exemplum: termine da riferire a un genere letterario, diffuso nel medioevo, caratterizzato dal racconto di una storia (dichiarata come vera) in cui i protagonisti, grazie ad un determinato comportamento, raggiungono un certo risultato, corrispondente di solito alla salvezza dell’anima.

Quale storia?

Mar del plata racconta la vicenda dei giovani atleti del La Plata Rugby Club, che nel 1978 furono «perseguitati e decimati dalla sanguinosa dittatura del generale Videla, quello dei desaparecidos» si legge nei materiali di presentazione «Una storia di ragazzi che decidono di giocare fino all’ultima partita, di disobbedire all’ordine della tirannia che pretendeva si ritirassero dal campionato e, uno dopo l’altro, vengono puniti con la morte per questa bestemmia, per la scelta di tenere la schiena diritta […] Ogni cosa ebbe inizio con la morte di un giocatore, Hernan Roca, che non faceva politica ma, scambiato per suo fratello, militante nel gruppo radicale della sinistra peronista, fu prelevato da casa e ucciso. Il dolore, il senso di impotenza e la rabbia per la sua morte spinse il resto della squadra, la domenica successiva, durante la partita, a ricordarlo con un minuto di silenzio. Il minuto si protrasse e ne durò dieci, e tanto bastò: quel piccolo gesto della squadra diventò una condanna a morte, che Videla fece eseguire. A uno a uno, dapprima in forma di incidenti, messe in scena, poi senza più scuse, vennero uccisi 17 giocatori. Ma chi rimase vivo decise di non scappare, pur avendo l’occasione di farlo, e di finire il campionato, nonostante il regime pretendeva si ritirasse. E così, seppure falcidiata, la squadra giocò l’ultima partita in uno stadio gremito che gridava “Viva la libertà” in faccia ai colonnelli».

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Mar del plata spietatamente, minuto dopo minuto, in un ferroso, claustrofobico spazio scenico ideato da Alessandro Chiti, dà corpo a un dispositivo in cui la carneficina diventa lavoro, produzione, sistema: gli inferni profetati da Bosch, da Sade, da Kafka divengono immaginari possibili, peste nel senso artaudiano di «epidemia morale».

Spietatamente, si diceva.

Perché?

Perché Mar del plata, attraverso la sorprendente regia di Giuseppe Marini, incunea la ferocia dalla fabula dentro al linguaggio (dal significato al significante, si direbbe in linguistica): è la lingua teatrale che intenzionalmente pone se stessa in bilico, abdicando a consolatorie certezze.

In bilico fra naturalismo e stilizzazione nella recitazione (esemplare in questo il dialogo d’apertura: una serie di feriali discorsi “da spogliatoio” proferiti con innaturale rarefazione), nell’uso dello spazio scenico (diviso in due piani: spogliatoio, ma anche camera delle torture e passerella per rap/presentare corpi che si danno in quanto tali, prima e al di là di ogni finzione), nelle campiture di luce (concepite a tratti come convenzionale messa in evidenza dei soggetti in azione, a tratti come loro nascondimento).

Anche l’appassionato testo di Claudio Fava si muove su livelli diversi: narrativo e lirico, enfatico e asciutto, evocativo e descrittivo, consequenziale e frammentario, semplificato e stratificato.

Di pari passo, la recitazione dei dieci attori in scena (un numero spropositato, al giorno d’oggi, sia detto per chi non se ne intende) attraversa modi e mondi espressivi proteiformi: dall’interpretazione drammatica alla narrazione, dallo straniamento di marca brechtiana a certi eccessi di sapore espressionista, dal melodramma all’intenzione didascalica (termine il cui etimo rimanda alla pedagogia).

Questo spettacolo, così pervicacemente attanagliato al reale, è la dimostrazione che il trasferimento al pubblico di un contenuto referenziale (cosa è accaduto) non è incompatibile al libero esercizio dell’inventiva ma, all’opposto, costituisce uno stimolo a individuare veicoli linguistici che possano trasformare i dati acquisti in esperienza condivisa.

Non chiamarsi fuori, nel regno della fantasia. Attraverso la fantasia, chiamarsi dentro.

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MICHELE PASCARELLA

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Visto al Teatro Alighieri di Ravenna il 21 febbraio 2017 – info: ravennateatro.com, accademiaperduta.it, societaperattori.it

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