sPazzi di vita - foto di Elena Albarosa
sPazzi di vita – foto di Elena Albarosa

sPazzi di vita (la follia non è un refuso) di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni è  uno spettacolo da raccontare per almeno due motivi.

Il primo.

I fondatori di Quotidiana.com negli anni hanno condotto vari laboratori teatrali con gruppi di disagiati psichici adulti.

In sPazzi di vita riprendono, sintetizzano, trasformano e alfine incarnano materiali testuali e scenici emersi durante quelle esperienze.

Dalla ridda di possibili letture, Scappin e Vannoni trattengono e restituiscono con precisa sapienza attoriale momenti di vita (quella del titolo) minuta e feriale: sigarette, caffé, reiterazioni ossessive (il «Ciao, come stai?» che apre molti dei quadri/dialoghi di cui è composto il lavoro).

È forse possibile inscrivere sPazzi di vita in una genealogia di opere e progetti che intrecciano teatro e salute mentale (tanto più efficaci quanto meno si pongono come primario obiettivo la terapia): dai rigorosi attraversamenti nella sensibilità di Lenz Fondazione al Marco Cavallo di Giuliano Scabia, dai primi spettacoli di Pippo Delbono al teatro-in-forma-di-libro di Antonin Artaud. Et ultra.

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Il secondo.

sPazzi di vita, anche grazie all’uso di minimali video-proiezioni che sdoppiano i protagonisti, ibrida due modi di abitare la scena efficacemente sintetizzati da Patrice Pavis nel suo Dizionario del teatro: «Il performer è colui che parla e agisce a suo nome (come artista e persona), rivolgendosi al pubblico in tale veste, mentre l’attore rappresenta il proprio personaggio e finge di non sapere di essere un attore di teatro. Il performer realizza una messa in scena del proprio io, mentre l’attore recita la parte di un altro».

In un panorama caratterizzato da artisti che per tutta la vita non propongono che variazioni sul tema di uno stesso spettacolo (per i quali espressioni come “teatro di ricerca” risuonano vuote, quasi paradossali), il merito di questa proposizione è lo sbilanciarsi, a tratti salvificamente sguaiato, da una più esperita modalità misuratamente performativa verso una lingua scenica altra.

Uscire da sé, finalmente.

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MICHELE PASCARELLA

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Visto il 14 gennaio 2017 al Teatro delle Moline di Bologna – info: quotidianacom.it, arenadelsole.it, emiliaromagnateatro.com

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