Simona Bertozzi, Prometeo: Contemplazione Solo - foto Nexus

 

Il Teatro degli Atti di Rimini si è trasformato nella serata di venerdì 24 marzo in una sorta di tempio della danza contemporanea. A passarsi il testimone l’una dopo l’altra sono state infatti tre importanti esponenti del genere quali Simona Bertozzi, Paola Bianchi e Annamaria Ajmone.

In Prometeo: Contemplazione Solo si assiste al primo quadro di cinque momenti realizzati tra il 2015 e il 2016 basati sullo studio e l’espressione dell’anatomia. Come nel mito di Prometeo, in scena si assiste a un corpo che a poco a poco si afferma e si divincola dalle costrizioni. Dal mistero delle spalle volte al pubblico con un gesto scandito dalla precisione e dalla plasticità, Bertozzi comincia il suo percorso seguendo luci e suoni, come lo scintillio di una fiamma appena accesa. La scansione pulita dei movimenti  arriva così in un climax coinvolgente alla parola sussurrata, che riempie di calore e umanità la scena.

 

Paola Bianchi, L’assenza – foto Alice Guarini

 

Non si potrebbe immaginare cornice migliore della Sala Pamphili per ospitare poi L’assenza di Paola Bianchi, che grazie alle installazioni di Paolo Migliazza e al tappeto sonoro di Nicola Amato, ha saputo creare un’atmosfera capace di evocare e riempire allo stesso tempo il vuoto. Sulla fisicità della danzatrice, disegnata dai contorni neri del costume, si rifrangono così le parole pronunciate da Ivan Fantini che con la sua presenza suggerisce costantemente un’assenza. Al contrario le figure incompiute di Migliazza costituiscono una certezza solida che fa da collante tra i due corpi, così come le luci e i suoni riescono a creare una bolla protettiva capace di proteggerli.

 

Annamaria Ajmone, Tiny – foto P. Porto

 

Fresca, naturale e “colorata” è infine Annamaria Ajmone in Tiny che con i suoi passi sa trasportare lo spettatore in un campo all’aria aperta in cui è facile essere sorpresi da una rana curiosa o dal profumo del grano. Nato da un progetto cinematografico, lo spettacolo agisce per precise sequenze che si muovono dall’esterno verso l’interno, come se lei stessa si facesse carico di ciò che vede e lo raccontasse al pubblico attraverso il movimento.

Un trittico di danza che porta ad apprezzare la bellezza dell’osservazione del corpo, dei sentimenti e della realtà con le rispettive continue evoluzioni.

 

IRENE GULMINELLI

 

Visto venerdì 24 marzo al Teatro degli Atti di Rimini nell’ambito della stagione (Turno D Contemporaneo)

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