Un’arte in cui i confini tra natura e tecnologia si mescolano e si confondono dando vita a un insieme unico. Il CUBO, lo spazio espositivo bolognese dedicato all’arte del Gruppo Unipol, presenta Lorenzo Mariani (Milano, 1985), meglio conosciuto come L’orMa, in una personale che ci presenta gli esiti più interessanti dei suoi primi dieci anni di carriera. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, L’orMa muove la sua ricerca tra generi diversi, legando l’indagine puntale e metodica sulle forme naturali e vegetali alla poeticità dell’atto artistico, con la quale traduce semi, foglie e fiori in opere d’arte di raffinate fattezze. Un lavoro che piace e convince, come dimostrano i numerosi premi vinti dal giovani artista, di cui, tra i più recenti, segnaliamo l’ArtTeam Cup (2016), il premio Euromobil (2016) e il Premio Cairo (2011). Nel 2015 arriva anche l’importante commissione da parte della Regione Lombardia della realizzazione di un’opera legata alle tematiche dell’Expo, oggi esposta nella sua nuova sede nel complesso monumentale dei grattacieli. Ma quello di Lorenzo Mariani è anche un lavoro in continua evoluzione, in cui non manca il confronto con i grandi maestri della tradizione rinascimentale e barocca, così come con i contemporanei, come Ai WeiWei e Gordon Matta-Clark. L’elemento vegetale, vero grande protagonista di tutta la sua ricerca, esce dalla sue mani ri-strutturato e ri-codificato in un sentire che unisce in sé e manipola natura, cultura e tecnologia. Reale e virtuale si rincorrono in lavori di grande suggestione. In mostra, «Il Giardino delle Delizie» rappresenta il punto più alto di questa riflessione. L’opera – un trittico dedicato all’opera omonima di Hieronymus Bosch – si presenta come una successione di metamorfosi di elementi vegetali che rappresentano una parafrasi dell’idea della vita intesa come continua scelta tra dedizione e dannazione, come una lotta alla tentazione di assecondare i piaceri dei sensi. Si passa poi ad un lavoro in cui un piccolo seme di un comunissimo tarassaco, riposto su una tela diventa allegoria della vita umana, concreta eppure così fragile nella sua interezza. E poi si continua in un percorso di rielaborazioni di Vizi e Virtù, in una mostra che fa riflettere e ci conquista. Un altro importante riferimento è alla curatela, affidata a Matteo Galbiati, critico d’arte e docente all’Accademia di Belle Arti di Brescia Santa Giulia, che da tempo segue il percorso del giovane artista. Fino al prossimo 27 maggio.

Bologna, CUBO Centro Unipol Bologna, Piazza Vieira De Mello 3/5

info: www.cubounipol.it

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