Sul palco della Sala Leo de Berardinis dell’Arena del Sole di Bologna, martedì 11 e mercoledì 12 aprile va in scena Macbeth – essere (e) tempo di Archivio Zeta, compagnia bolognese d’adozione, fondata nel 1999 da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni.

Archivio Zeta ha costruito nel tempo una linea artistica capace di essere anche un progetto di diffusione delle arti sceniche, grazie alla quale nel 2014 ha ricevuto il Premio Rete Critica per la miglior progettualità, avendo saputo «portare gli spettatori in luoghi straordinari della memoria, per raccontare il lato oscuro della condizione umana…».
La compagnia arriva al Macbeth shakespeariano dopo esperienze artistiche che gli hanno permesso di analizzare a fondo i temi della memoria collettiva, misurandosi con gli autori della grande drammaturgia classica (Aristofane, Euripide, Eschilo, Sofocle) ma anche Pasolini omaggiato con il progetto Pilade/Pasolini (2015), anno commemorativo pasoliniano. Un anno dopo, continuando a sostenere l’idea che il futuro abbia un “cuore antico”, per rendere omaggio ai quattrocento anni dalla morte del grande Shakespeare Archivio Zeta ha scelto di incontrare Macbeth, una delle tragedie del Bardo che più in profondità hanno sondato il lato oscuro dell’uomo.
Sulla scia del filosofo Martina Heidegger, Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni innestano la drammaturgia del loro Macbeth su una riflessione che indaga il tempo come vertigine in cui si manifestano all’uomo i dubbi sulle proprie possibilità d’azione.
Il protagonista della tragedia shakespeariana, il guerriero Macbeth istigato dalla profezia di tre streghe e disposto a tutto pur di portare a compimento il destino di sovranità che gli è stato predetto, si rivela in quanto uomo tormentato che invoca una «spessa notte» per non vedere la propria mano assassina sul re Duncan. «Il male che proviene dalle Streghe – affermano i registi – è diabolico, divino. Macbeth, accogliendolo in sé, facendolo suo, lo rende umano, ‘troppo umano’. La coscienza deve essere oscurata in quest’uomo che vuole conoscere l’Universo, che vuole spingersi più in là […] la conoscenza porterà all’orrore, orrore di sé, di ciò che il suo gesto da assassino ha partorito». Continuano: «immaginiamo il nostro Macbeth come un uomo nuovo, un antieroe, portatore del giusto e dell’ingiusto, un Copernico che sulla soglia tra Cinquecento e Seicento mette in discussione lo stato delle cose, si muove tra il retaggio simbolico ancora precario nella concezione del mondo e il nuovo relativismo che porta già verso la modernità».

Martedì 11 aprile, al termine dello spettacolo, Gianluca Guidotti, Enrica Sangiovanni e la compagnia dialogheranno con Agnese Doria/Altre Velocità. L’appuntamento rientra nel calendario di Conversando di Teatro.

Dall’11 al 12 aprile, Arena del Sole, via Indipendenza, 44, Bologna, 21, www.arenadelsole.it www.emiliaromagnateatro.com

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