Foto di Massimo Scoponi

 

Non riesco ancora a capacitarmi della quantità di sale teatrali e di centri culturali che esistono a Brux’elles. Grazie al Kunstfestivaldesarts le sto scoprendo a poco a poco. Una vera e propria rete capillare che non dimentica alcun quartiere, anche periferico, della capitale.  Questa sera prendo il tram 81 per raggiungere la Zinnema nel quartiere a maggioranza araba di Anderlecht. La serata è insolitamente tiepida e sembra annunciarsi una timida primavera. Come sempre il foyer del teatro è gremito di gente, questa volta l’età media del pubblico è evidentemente bassa. Stasera vediamo l’ultimo lavoro del collettivo spagnolo El Conde de Torrefiel, la cui opera ho potuto apprezzare anche nell’edizione scorsa del festival. La compagnia ha base a Barcellona ed è stata fondata da Tanya Beyeler e Pablo Gisbert, entrambi studenti di teatro e filosofia, interessati alla musica e alla danza contemporanea. Le loro creazioni seguono un’estetica visuale e testuale in cui il teatro, la coreografia, la letteratura e l’arte visiva coesistono. Il loro lavoro si incentra sulla nozione di temporalità sincronica e svolge un’analisi critica del presente. Le loro creazioni più recenti puntano l’obiettivo esclusivamente sul ventunesimo, secolo sulle relazioni che intercorrono tra la sfera personale e quella politica degli individui.

La posibilidad que desaparece frente al paisaje prende ispirazione dal romanzo La carta e il territorio del filosofo poeta e regista Michel Houellebecq. Il punto di partenza a livello visivo, che sta dietro alla nascita dello spettacolo, è un video che riprende con la telecamera un paesaggio al centro del quale è posto un oggetto artificiale. Nello scorrere del tempo si può osservare come questo viene lentamente fagocitato dalla natura. Questa in fondo è una metafora della tragedia dell’uomo, della sua fragilità, del suo essere finito. Tutto ciò che l’uomo crea ed esso stesso è destinato a finire. La posibilidad que desaparece frente al paisaje propone un tour dell’Europa in dieci città, scelte in funzione dell’immaginario che sono capaci di suscitare: Madrid, Berlino, Marsiglia, Kiev, Bruxelles, Tessaloniki, Varsavia, Lanzarote e Firenze. Quattro interpreti maschili e una voce off abitano questi paesaggi, moltiplicando i punti di vista sull’Europa di oggi e sulla storia di cui è carica. Lo spettatore è calato dentro a un racconto non lineare, oserei dire geografico, dove i fatti avvengono in maniera sincronica nelle città visitate. Gli attori, per la maggior parte del tempo completamente nudi in scena, sembrano  turisti, figuranti che sottolineano, contraddicono, interagiscono col testo che gli scorre sopra. Un eccesso di senso, i testi parodiano e compiono una critica a tratti ironica del nostro presente.

Berlino coincide con la presenza del museo dell’Olocausto e con le sessioni fotografiche di Spencer Tunick, artista che organizza grandi eventi fotografici di fronte al museo, invitando le persone a spogliarsi e a farsi fotografare da lui per celebrare la vita contro la morte. Gli attori con le loro azioni parodiano il testo. Marsiglia coincide con la figura di Michel Houellebecq che giace, nell’immaginazione del regista, con una prostituta marocchina, compiendo una riflessione sull’arte. L’arte lenisce la rivoluzione, dice,  artisti sono esseri inoffensivi. Manchester coincide con una riflessione sulle nuove tecniche di marketing e racconta brevemente la storia di una famiglia di consumatori. Sulla scena scorre e galleggia una scultura pop di materassini colorati. Il culmine dell’artificiale. In Varsavia il testo invita a riflettere sull’importanza del pensiero economico nelle nostre vite. Si legge: ‘l’economia è la sola capace di ordinare il mondo’. L’ultima tappa di questo viaggio è Lanzarote nelle Canarie, entrano in scena quattro piante tropicali. Qui si compie la parodia esilarante di un villaggio turistico. In scena la contrapposizione a livello visivo tra artificiale e naturale percorre come sottotesto tutto lo spettacolo. Fino alla fine, quando al posto dei quattro figuranti, vediamo in scena quattro splendide piante tropicali addomesticate come piante d’arredamento. La possibilità di sparire di fronte al paesaggio viene quindi a compiersi nel quadro di un’artificialità cui il contemporaneo non può sottrarsi.

Durante tutto il lavoro di El Conde viene disegnandosi una linea che collega la carta e il territorio, capace di rivelare la barbarie sepolta sotto la bellezza e l’apparente calma delle nostre vite. Una linea che racconta l’estrema passività che si nasconde dietro le azioni che compiamo ogni giorno. Che siano attribuite a persone anonime o a intellettuali e artisti considerati come ‘feticci culturali’ (Michel Houellebecq, Paul Preciado, Spencer Tunick, Zygmunt Bauman), le parole di questo spettacolo ci invitano a mettere in discussione il nostro stesso sguardo, scuotendo la nostra coscienza non solo di spettatori, ma di abitanti del mondo.

 

VANESSA SORRENTINO

 

La posibilidad que desaparece frente al paisaje di El Conde de Torrefiel, visto sabato 13 maggio 2017 a Zinnema di Bruxelles – info: kfda.be

 

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