La prima volta che ho ascoltato gli Sleaford Mods è stato al termine di una giornata inutile passata in giro a cercare lavoro. Avevo 30 anni, nessuna prospettiva e quattro euro in tasca, insufficienti per comprare anche una busta di tabacco. In cerca di requie sono sprofondato nel divano e ho acceso il computer. Non  ricordo quale sito inglese di musica parlasse di un nuovo gruppo post-punk, un duo di stanza a Notthingham, East England, così andai ad ascoltare.

Ascoltai subito Tied up in Nottz. Nel video due tizi dalle facce poco raccomandabili bevevano birra su di un autobus semivuoto che si aggirava lungo le strade di una città spettrale. Un mondo allo sbando, ridotto ad un immensa discarica di delusioni, sogni sciupati e gente che aveva perso prima la dignità, poi ovviamente anche la voglia di vivere. Come in un film di Ken Loach, gli Sleaford avevano rotto il vetro del reale. I loro testi sono un attentato alla monarchia della menzogna, ai fascisti burocrati che ignorano la gente che ogni santo giorno muore di fame e disperazione.

Saltai sul divano e iniziai ad urlare sboccati Fuck off insieme al cantante Joe Williamson sulle basi elettroniche di Andrew Fearn che parevano schegge di granate. Il duo si forma nel 2009, ma solamente nel 2014 con l’uscita dell’album Divide and exit riescono a raggiungere il grande pubblico. Collaborano con gente del calibro di Prodigy e Iggy Pop li investe dell’onorificenza di migliore band rock and roll del pianeta.

I live degli Sleaford Mods si moltiplicano in giro per il mondo facendo saltare i timpani a tutti, come se John Lydon con i Sex Pistols si fosse reincarnato in nuovo delitto punk al tempo dei millenials.

Il loro nuovo disco si intitola English Tapas ed è uscito per la storica etichetta Rough Trade accompagnato da Bunch of Kunst, un documentario che ritrae le gesta dei nostri eroi. La formula musicale rimane la medesima: rime hip-hop urlate con sbracato accento cockney raccontano l’alienazione della nostra epoca su basi minimali e taglienti che si incidono nel cervello.

Ora ho un lavoro, ma precario, e la rabbia mi brucia ancora dentro come acetilene. Gli Sleaford Mods sono tra quei rari gruppi che sanno trasformare la rabbia in un manifesto.

MARCO BOCCACCINI

30 maggio, SLEAFORD MODS, Bologna, Locomotiv Club, via Serlio 24/2, ore 22 – Info: 348 0833345, locomotivclub.it

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