La Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. ha da poco  inaugurato nella sua sede di Bologna  “Forme del tempo: Tong Yanrunan e Giorgio Morandi”,  una mostra che segna una nuova, significativa tappa di un progetto che l’artista cinese dedica alla tradizione del ritratto. Già noto in Cina e presente nelle collezioni di alcuni dei più importanti musei internazionali, Tong Yanrunan viaggia tra i diversi paesi, realizzando un numero massimo di dipinti per esposizione. La lentezza nell’esecuzione è infatti parte integrante dell’opera, così come un’esperienza di dialogo fondamentale tra l’artista e il soggetto, quasi una performance, in perfetta contrapposizione con i titoli numerici dei dipinti che ricordano i codici in progressione delle foto scattate da una macchina digitale.

Nato nel 1977 a Jiujiang e attivo a Hangzhou, a ogni occasione espositivaT ong Yanrunan realizza una serie di ritratti di personalità significative del luogo: si tratta di opere realizzate face to face, in un rapporto operativamente intenso e allo stesso tempo straniato – la differenze linguistiche rendono impossibile la comunicazione verbale – che dunque si trascende in un’operazione d’astratta, potente misura pittorica calata nel tempo dell’esecuzione. Tong Yanrunan ha concepito questa occasione bolognese come un omaggio a Giorgio Morandi, del quale sono esposte alcune opere, uno degli artisti della modernità che egli maggiormente ama e il cui rapporto con la natura morta egli sente per molti versi affine alle sue scelte ritrattistiche. Scrive Flaminio Gualdoni nel catalogo della mostra: “L’opera principale dell’artista consiste nel delucidare le premesse dell’azione, nello snodare le equivocità, le convenzioni, l’apparato dei saputi che s’incrosta nell’idea stessa di ritratto, facendone di fatto un pregiudizio rappresentativo e un’ambigua idée reçue. Resta sulla tela, padrona incontrastata, la tensione espressiva di Tong Yanrunan, l’ambizione, che è quella d’una vita, di distillare in pittura non un volto, ma il volto”. Inserendosi in puro stile taoista – tanti sono i richiami nella sue interviste a Zhăngzĭ – nella tradizione del ritratto, nella sua esecuzione, nel tempo di posa, nel tratto che non usa disegno preparatore ma si avvale solo di pennellate, si avverte incontrastata la presenza di quel tempo e di quel tono di cui Francesco Arcangeli parlava in riferimento all’opera morandiana.

Fino al 2 settembre

Bologna, Galleria D’Arte Maggiore, via D’Azeglio, 15

Info: www.maggioregam.com

 

(l.r.)

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