Chiarisco subito il significato del titolo: in queste sere attorno a casa ci sono le lucciole. So che sentir parlare di questi coleotteri straordinari non è minimamente paragonabile al vederle… ma seguitemi. Quando usciamo, a buio fatto, per chiudere l’irrigazione nell’orto, la loro presenza ci guida: prendiamo, letteralmente, le lucciole per lanterne. Non sono numerosissime, ma si concentrano soprattutto nella zona dell’orto. Forse, penso, è per via dell’irrigazione, non piove da tanto tempo… avranno sete anche le lucciole, o no? Fornir loro un bel posto accogliente ove riprodursi è un ottimo motivo per avere un orto, oltre che per uscire al buio in ciabatte. Torno a casa e consulto un libro sugli insetti. Scopro che gli individui adulti prediligono gli ambienti erbosi e, per l’appunto, le coltivazioni, e che da qualche anno stanno riconquistando la pianura padana, fino alle periferie dei centri urbani.

A tarda sera, più attesa della pensione per un metalmeccanico, arriva la pioggia. Esco a sentire le gocce, un po’ per ricordare che effetto fa, ma più che altro per sapere quanto piove (non tanto) e anche per vedere che cosa fanno le lucciole: continuano il loro convegno amoroso al riparo delle chiome degli alberi. Non si spengono neanche di fronte a tuoni e lampi. Mi viene in mente una pagina di Rayuela Julio Cortázar: Non mi pare che la lucciola tragga maggior presunzione dal fatto incontrovertibile di essere una delle meraviglie più fenomenali di questo circo, e tuttavia basta supporle una coscienza per comprendere che ogni volta che le si accende il pancino l’insetto di luce deve sentire come un solletico di privilegio.

 

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