Spesso si dice dell’artista di turno “lo si ama o lo si odia” escludendo ben più logiche vie di mezzo. Per i Baustelle  il detto vale invece duro e puro. Mi chiedo come mai. E mi rispondo da solo: forse perché tutto (sì tutto!) nasce dal cerebro di Francesco Bianconi in continua iperattività nel tentativo di ritagliarsi il ruolo di ultimo intellettuale d’Italia, come furono prima di lui Pasolini, Bianciardi, Ciampi, Tenco e Montale, per dirne cinque a caso amati dal poliziano. Del resto Francesco ha ampiamente dimostrato di essere un’ottima penna, di avere elevata cultura ed anche rara tenacia nel realizzare i propri sogni: già queste sono doti che garantiscono antipatia a poco prezzo. Sì, forse è tutta colpa sua: il successo, le cadute, l’odio verso i Baustelle, anche l’amore. D’altronde in un ambito in cui l’ultimo fatto rilevante è lo scontro social tra Gabbani ed Agnelli, bhè avercene di autori come lui. Lo dico con la stima di un ammiratore della prima ora, affascinato anche dalla voce del toscano, per molti indifendibile tanto è fuori tono e incapace di prendere un semplice La maggiore. Ma dal punk in poi ho un debole per i privi di tecnica. Ecco, però riesco anche a mantenere un orecchio critico anche se ormai un po’ acufenico: mi vien da ridere amaramente quando leggo un’intervista a Noisey, rilasciata di recente da Bianconi evidentemente per dovere di promozione, in cui gli si chiede di mettere in ordine di preferenza i dischi incisi col suo gruppo (presupposto orribile caro Matteo Contigliozzi) e in cui è costretto a piazzare il lavoro più recente al secondo posto assoluto. “L’amore e la violenza”, questo il titolo dell’Lp in questione, è un passo falso clamoroso, privo di una minima ispirazione lirica e in cui non è nemmeno servita la mossa della disperazione: mettere in disparte in fase compositiva gli altri componenti del trio. Succede comunque. E succede anche che il 16 giugno i Baustelle ripartiranno da Ravenna per inaugurare il tour estivo, dopo aver inanellato una serie di sold-out da record nei grandi teatri invernali della penisola. Segno confortante che la maggioranza rumorosa la pensa diversamente da me. E che, in ogni caso, i pezzi da “L’amore e la violenza” sono in minoranza nella scaletta dei live, quindi perché non esserci?

GIANMARCO PARI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here