La band al completo

Il chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood, insieme al compositore israelo-indiano Shye Ben Tzur, l’indiana banda dei The Rajasthan Express sapientemente guidata da Aamir Bhiyani, insieme al vertiginoso canto qawwali di Zaki Ali Qawwal, ci conducono nella “follia curativa” dai sapori orientali. Questo è Junun.

Junun è una parola che in urdu, una delle principali lingue in India accanto all’hindi, designa un particolare stato d’animo: la follia che ha il retrogusto dell’amore.

Junun è un album edito da Nonesuch Records,  finanziato grazie all’aiuto del produttore della band di Thom Yorke, Nigel Godrich, che sarà presentato il 2 giugno al Ravenna Festival.

“Lavorare con i musicisti indiani è meraviglioso,” confessa Jonny Greenwood in un’intervista al Guardian circa l’esperienza da cui è nato l’album Junun, registrato in uno studio improvvisato nell’antico forte Mehrangarh di Jodhpur, la “città blu” nel deserto del Rajasthan. “Qui la musica è parte della vita, piuttosto che soltanto un’occupazione. Quando stiamo suonando, registrando o provando, se facciamo una pausa finiscono per suonare un altro po’. Esiste un’urgenza, un desiderio di fare musica che è di grande ispirazione”. Accanto a Greenwood, tra i migliori musicisti avant-garde contemporanei, Shye Ben Tzur, vero deus ex machina del progetto: il compositore, musicista e poeta israeliano studia da anni la musica e cultura indiana e la tradizione musicale sufi Qawwali. Terzo protagonista è la band The Rajasthan Express, che porta in Junun tutta l’esuberanza degli strumenti a fiato, gli inaspettati ritmi dispari delle percussioni, la vibrante energia dei cori, ma soprattutto il piacere assoluto di suonare assieme.

 

“Quando ero nel deserto del Negev nel sud d’Israele un paio di anni fà, mi sono ritrovato ad ascoltare un gruppo di musicisti che suonava un pezzo con un violino arabo chiamato rehab”, dice Greenwood, “Era uno strano mix di musica tradizionale araba e Indiana, qualcosa che non avevo mai sentito prima. Il pezzo migliore, venni poi a sapere che era stato scritto da Shye Ben Tzur, un musicista israeliano che avrebbe vissuto in India fino a quell’anno. Dovevo assolutamente avere più informazioni su di lui. Sono sempre stato un po’ diffidente rispetto ai gruppi rock che provano a cimentarsi nella world-music, ma ci sono sempre delle eccezioni. E penso che Shye Ben Tzur sia un altro di questi.”

2 giugno, Ravenna, Palazzo De Andrè, info 0544 249244, ravennafestival.org
Biglietto: 25 euro

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