Maurizio Sguotti

 

La realizzazione di Terreni Creativi 2017 è stata in bilico sino alla primavera, in quanto non sapevamo su quante risorse avremmo potuto contare. Poi la nostra decisione, come sempre, è stata quella di rischiare e siamo partiti con la preparazione. Malgrado i pochi mesi di tempo a disposizione per l’organizzazione dell’evento, siamo soddisfatti del risultato ottenuto: sia per il numero di spettatori, che sono aumentati rispetto all’anno scorso, sia per il ventaglio di proposte artistiche presentate nei tre giorni. Il nostro desiderio più grande: avere molto più tempo da dedicare alla preparazione del Festival. Questo significa che gli Enti locali che lo sostengono, ad oggi con cifre irrisorie, dovrebbero intervenire con contributi più sostanziosi e con tempi che ci permettano di lavorare al progetto almeno dai primi mesi dell’anno.

Cominciamo dall’inizio, a favore di chi non conosce il vostro Festival: quale rapporto c’è fra il suo nome e i luoghi che attraversa?

Il Festival si svolge all’interno di alcune aziende agricole locali. L’idea di fondo è stata quella di portare il teatro fuori dai luoghi deputati e di cercare una connessione con il tessuto produttivo del territorio: Albenga ha i maggiori esportatori di piante aromatiche a livello europeo, i loro prodotti vengono esportati nel nord e nell’est Europa. Grazie all’incontro con alcuni imprenditori illuminati, che volevano e vogliono contribuire alla crescita culturale del nostro territorio e che hanno capito quanto sia importante e quanto possa essere sorprendente trasformare un luogo di lavoro in uno spazio culturale, è nata l’idea del Festival: il suo nome è l’esatta sintesi del progetto di collaborazione tra Kronoteatro e queste realtà.

 

RB Plant – foto Nicolò Puppo

 

Ogni giornata si è svolta in uno spazio diverso, richiedendovi un gigantesco sforzo di allestimenti e disallestimenti. Chi ve lo fa fare?

Masochismo… A parte gli scherzi, credo che questa sia una delle caratteristiche che contraddistinguono Terreni Creativi dagli altri Festival. Se pur logisticamente complicato e faticoso per noi, ritengo che la possibilità di offrire allo spettatore una location tutte le sere diversa lo invogli a ritornare nelle sere successive. Molti spettatori lo fanno. È molto interessante anche per noi organizzatori lavorare su tre spazi differenti e  mostrare tre aziende diversamente allestite.

Una cosa che salta agli occhi, per differenza rispetto ad altri Festival, è la grande quantità di pubblico “vero” (non solo critici e operatori), che partecipa con entusiasmo e attenzione anche a proposte performative piuttosto complesse, finanche ostiche. Come fate?

Stiamo lavorando in questo territorio da oramai dieci anni: con il tempo, tramite la Stagione teatrale invernale e il Festival estivo, abbiamo formato un nostro pubblico, che si fida di noi, ci segue e accetta le nostre scelte.

Attorno al nostro Festival si è creata una comunità (spettatori, organizzatori, staff, aziende agricole, commercianti, albergatori, etc.) che sente la manifestazione come propria: la partecipazione attiva fa sì che in questo Festival si respiri un aria molto particolare. Si assiste agli spettacoli, si mangia insieme, si discute dei lavori visti. Si passano serate in comunità sentendosi a casa propria.

Noi abbiamo sempre desiderato portare il teatro fuori dai luoghi ufficiali, lo abbiamo fatto a volte con le nostre produzioni, lo abbiamo fatto costruendo una sala teatrale all’interno del Liceo cittadino, lo Spazio Bruno. Terreni Creativi è la massima espressione di questa volontà: portare la cultura nei luoghi produttivi di Albenga.  Il nostro intento è quello di arricchire lo spettatore con la fruizione degli spettacoli ma anche di fargli conoscere da vicino alcune location del tessuto produttivo del loro territorio. E poi, in un contesto del genere, si riesce ad intercettare anche chi abitualmente non frequenta il teatro, e questo è un modo per formare nuovi spettatori.

 

RB Plant – foto Nicolò Puppo

 

Veniamo all’edizione 2017, appena conclusa. Quanto è costata? Da dove sono arrivati i fondi? Quanto pubblico è stato presente?

L’edizione 2017 è costata 39.000 euro. 15.000 euro  sono venuti dagli Enti locali (Comune di Albenga e Regione Liguria) il resto dai privati (le aziende agricole, la Fondazione A. De Mari- Cassa di Risparmio di Savona, sponsor privati del territorio,  Coldiretti, Confagricoltura) e dagli  incassi. Abbiamo avuto in totale circa 750 spettatori nelle tre serate. Naturalmente i costi sono contenutissimi, c’è molto volontariato,  altrimenti una manifestazione del genere con un budget di questo tipo non starebbe in piedi.

Come avete composto il programma di quest’anno? C’è stato un filo conduttore “intenzionale” per ogni serata? E fra le diverse serate?

Tranne gli spettacoli del pre-festival, che avevano come filo conduttore la danza, le serate sono state composte a istinto. Naturalmente la nostra sensibilità artistica ci ha portato a fare scelte di spettacoli e artisti  che nelle tematiche dei loro lavori hanno punti di contatto, quindi la composizione delle serate a nostro avviso aveva un suo equilibrio e un senso.

 

Teatro delle Moire e Alessandro Bedosti – foto Nicolò Puppo

 

Quali sorprese vi ha portato, questa edizione?

Le sorprese arrivano sempre da chi per la prima volta assiste al Festival e si meraviglia della presenza di tanto pubblico e del clima che si respira. Scopre una comunità.

E quali delusioni?

Anche le delusioni sono sempre le stesse: coloro che dovevano venire e non sono venuti. Sto parlando principalmente di chi potrebbe aiutare a far crescere Terreni Creativi: politici, amministratori, possibili sponsor, giornali, televisioni etc.

Il Festival 2017 è stato da voi denominato Seminare dubbi. È ciò che in qualche modo l’arte dovrebbe sempre provare a fare, forse: perché avete scelto questo sottotitolo proprio per questa edizione e non per altre?

Si, effettivamente Seminare dubbi è sempre stato il nostro credo in tutti questi anni di lavoro, ormai dieci, su questo territorio. Quest’anno lo abbiamo usato esplicitamente per ribadire il concetto a chi non lo avesse capito. A volte bisogna farlo. Forse serviva anche a noi rimarcarlo.

Oltre che direttore artistico, curatore e organizzatore di Terreni Creativi, da anni svolgi una intensa attività teatrale con il tuo gruppo Kronoteatro. Puoi indicare una cosa che hai imparato, come artista, grazie al Festival?

Ho imparato una cosa fondamentale: quanto sia bello costruire lo spazio scenico, adattarlo alle tue esigenze, farlo tuo, inserire il tuo spettacolo e farlo vivere. Lo spazio industriale è molto affascinante, ma anche pericoloso: bisogna sempre impossessarsene.

Partecipare a Terreni Creativi è una esperienza decisamente piacevole: luoghi incantevoli, buon cibo e accoglienza attenta, a incorniciare una manciata di spettacoli di qualità. Quale rapporto ha l’edonismo con la tua idea di arte, o meglio della sua fruizione?

Credo che mettere lo spettatore in una condizione di piacere e di benessere aiuti la fruizione dell’arte e aiuti ancor di più a predisporre l’individuo ad assistere a spettacoli, performance o quant’altro che non siano puro intrattenimento. È sicuramente un aiuto.

 

Staff Terreni Creativi 2017 – foto Nicolò Puppo

 

Puoi anticipare un progetto per il Festival 2018?

Mi piacerebbe lavorare, con alcuni artisti che stimo, a un progetto teatrale fatto appositamente per il prossimo Festival.

E un desiderio, anche se eventualmente irrealizzabile?

Poter lavorare con tranquillità e tempi lunghi. Avere certezze economiche, in modo che tutti quelli che lavorano al progetto abbiano una remunerazione adeguata.

 

MICHELE PASCARELLA

 

info: terrenicreativi.it

 

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