Arrivando a Valmozzola, provenienti dalle città a valle dell’Emilia, dove a inizio agosto il caldo diventa insopportabile, sembra quasi di perdersi, spaesati dall’aria, dal verde e dalla luce di paesaggi che appaiono estranei: i ruscelli quasi prosciugati, qualche incendio, il cielo rosso del tramonto, l’odore dell’erba, quello dei pascoli, l’ombra dei boschi, le strade strette e piene di curve. Giunti a Granara poi, dove sorge da più di 20 anni, il Villaggio ecologico, si è accolti subito da una vitalità contagiosa e da un senso comune di partecipazione, si percepisce nell’aria. Allora lo spaesamento, che quest’anno è il tema guida del festival, scompare: vero obiettivo forse della riflessione portata avanti dalla nuova edizione; la confusione viene riassorbita dalla calma e dalla pacatezza che inevitabilmente la natura genera.

In questo meraviglioso luogo sull’appennino emiliano, in provincia di Parma, si è svolta dal 31 luglio al 5 agosto la 15esima edizione del Granara Festival, sette giorni di spettacoli , incontri, laboratori che spaziano dal teatro al cinema, dalla danza alle attività per bambini. L’unico festival a impatto energetico positivo, che produce quindi più energia di quella che consuma, ha proposto un interessante programma inaugurato con Reality di Deflorian/Tagliarini, in scena all’interno di un tendone da circo posizionato in una distesa di prato, uno scenario che all’imbrunire ricorda a tratti le atmosfere felliniane di quel capolavoro che è La strada.

Il Festival, organizzato principalmente dall’Associazione Teatro Granara, nasce nel 2000 quando alcuni giovani diplomati in alcune accademie teatrali decidono di organizzare una rassegna in mezzo ai boschi. Da allora la programmazione è diventata sempre più consistente e all’attività teatrale si è affiancata la ricerca bio-architettonica che fa di Granara un luogo unico. Così dal  2010 il Festival diventa espressione delle varie realtà del villaggio come l’Associazione Cento Passi (educazione ambientale per bambini e ragazzi), G.eco (Gruppo ecologia), la cooperativa Alekoslab (accoglienza e ospitalità), La Granéra (Gruppo rurale) con un programma integrato di laboratori, e associazioni esterne come Il filo di paglia e CSA Grotta Rossa.

Il cartellone di quest’anno continua con spettacoli e laboratori di Silvia Gribaudi, che presenta anche A corpo Libero e R. OSA, Oscar De Summa con La sorella di Gesucristo, Davide Carnevali, protagonista di un laboratorio di drammaturgia e teoria in cui intende “disfarsi” della forma drammatica per fare esperienza del mondo. E ancora tra i laboratori sono da segnalare il percorso di teatro integrato condotto da Serena Sinigaglia, gli attori A.T.I.R. in partnership con la Cooperativa Sociale Comunità Progetto, rivolto a cittadini, educatori e persone con disabilità fisiche e cognitive, che si conclude con una lezione aperta. Altro percorso inedito è quello proposto da Arianna Scommegna (premio UBU 2014 migliore attrice) con la cantante Camilla Barbarito e la fisarmonicista Giulia Bertasi, gli iscritti sono accolti nel bosco e condotti in un percorso tra il canto, l’ascolto e la sperimentazione attoriale.

A Granara non c’è molta di quella comunità teatrale che si vede spesso per i festival, quelli che potremmo definire gli addetti al settore, ma c’è pubblico vero, abitanti del posto o zone vicine, appassionati, attori studenti e professionisti che sperimentano un nuovo modo di vivere un’esperienza laboratoriale e performativa: in montagna, in tenda, partecipando attivamente alla vita quotidiana del villaggio. I ragazzi, gli amatori e gli spettatori si confondono così con gli artisti, a cena, al tavolo con una birra o intorno al falò dove tutti si riuniscono la sera dopo gli spettacoli. Un po’ come sentirsi a casa, nella natura, tutti parte di una più grande opera d’arte.

SILVIA MERGIOTTI

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