Dai tempi in cui Walter Benjamin ragionava sulle opere d’arte nell’epoca della loro riproducibilità tecnica, il settore della fotografia ha conosciuto cambiamenti radicali. I macchinari, da voluminosi e ingombranti, si sono ridotti fino a raggiungere le dimensioni di una scatola, come nel caso della Polaroid modello One Step – l’apparecchio prediletto dagli hipster a ogni latitudine – ritratta qui a lato, o a trovarsi racchiusi nelle fotocamere microscopiche ma avanzatissime degli smartphone di ultima generazione. Ne è scaturita una proliferazione inarrestabile di immagini, incoraggiata anche dalla vocazione contemporanea a condividere senza filtri istantanee di viaggio, preparazioni gastronomiche, autoscatti amatoriali e chi più ne ha più ne metta. Eppure, come dice Oliviero Toscani, presentare immagini non significa per forza essere fotografi: risulta quindi ancor più prezioso, di questi tempi, il lavoro di istituzioni come il SI Fest di Savignano sul Rubicone, nato nel 1992 e attento non solo ai capisaldi dell’arte fotografica bensì alla sua didattica e alle sue manifestazioni collaterali, utilissime a comprendere di quali elementi – estetici, sociali, tecnologici – si nutrano gli indirizzi contemporanei. E a separare, inondati come siamo da immagini sulle quali non abbiamo il tempo di soffermarci, l’essenziale dal superfluo, perché la fotografia, nonostante tutto, resta la testimonianza di una visione d’artista e non il mero prodotto di dispositivi più o meno evoluti.

a cura di Gianfranco Callieri e Cristina De Maria

Fino al 24 settembre, SI Fest, Savignano sul Rubicone (FC), Vecchia Pescheria, corso Vendemini 51. Info: sifest.it

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