Giro di boa per Cristallino, il Festival dedicato alle arti visive e alle sperimentazioni sonore promosso da CALLIGRAPHIE (con)temporary art&books che da cinque edizioni ci accompagna all’interno dei luoghi in cui l’arte nasce, ovvero negli atelier d’artista disseminati per la Romagna, sperimentando così un approccio innovativo per raccontare ciò che di solito non è mai mostrato al pubblico: l’atto creativo nella sua genesi e nella sua evoluzione. Abbiamo incontrato Roberta Bertozzi, cuore e cervello di questa iniziativa, con la quale azzardiamo un piccolo bilancio di questa esperienza, forte di una nuova meta che sarà presto raggiunta: l’inaugurazione di una sede stabile a CesenaCORTE ZAVATTINI 31, in cui convergeranno le attività nelle prossime edizioni, senza mai perdere l’anima itinerante e di ricerca che è la forza del Festival.

Felix Schramm nel suo studio

Cinque anni per un Festival dedicato alle arti visive è di sicuro un traguardo importante. Come è nato Cristallino e qual è il segreto della sua formula vincente? 

«Cristallino è stato un azzardo, una precisa scommessa sulla capacità delle arti contemporanee di riprendere parola rispetto al presente. Con Francesco Bocchini e Claudio Ballestracci, che continuano a collaborare alla direzione artistica del Festival, ci eravamo proposti di dare spazio alle arti visive in contesti inusuali, che orbitano al di fuori dei circuiti ufficiali ed estranei al mercato dell’arte, tentando di volta in volta di reinventare approcci e contenuti, cercando di far sì che il pubblico avesse un rapporto immediato con le opere esposte, e dunque più confidenziale. È per queste ragioni che la natura del Festival è sempre mutata nel corso degli anni, fino alla veste che ha assunto oggi, a questa sua forma itinerante e allo stesso tempo stabile».

Sei una scrittrice, divisa tra saggistica e poesia, un critico letterario e una promotrice delle arti contemporanee. Come si coniugano queste tue attività e interessi all’interno di Cristallino, di cui sei l’ideatrice e la direttrice artistica?

«Per formazione, e per vocazione, mi sono sempre occupata di scrittura critica, sia rispetto alla poesia che all’arte visiva. Del pensiero critico amo la mobilità, la sua capacità di rilegare diverse discipline, così come i contenuti che queste discipline propongono. Mi piace quando un’idea prende fisionomia a partire da ciò che suggerisce un verso o dall’intuizione formale di un artista. Intendo l’esercizio critico come un modo di prolungare il discorso che è intrinseco a un’opera, non come una sua parafrasi o spiegazione. E spero sempre che l’opera possa riceverne altrettante sollecitazioni».

Come cambierà oggi il Festival, dopo l’apertura dello spazio CORTE ZAVATTINI 31?

«L’esperienza della visita agli atelier con Cristallino In-Studio continua a essere un momento essenziale di incontro con l’immaginario privato di ciascun artista, qualcosa che aiuta a far luce sulle ragioni profonde del suo lavoro in misura diretta. D’altra parte, l’apertura dello spazio CORTE ZAVATTINI 31 a Cesena costituirà una importante occasione per far maturare quelle prospettive di ricerca che si sono concretizzate nel corso degli anni, durante le diverse stagioni del Festival».

Inaugurate le attività di CORTE ZAVATTINI 31 con un artista tedesco. Come mai la scelta è ricaduta proprio su Felix Schramm?

«La scelta di presentare, nell’ambito del Festival e in occasione dell’apertura dello spazio, l’opera di un artista come Felix Schramm risponde a diverse ragioni. Intanto la perfetta contiguità della sua opera con il tema guida di questa 5ª edizione di Cristallino, dedicato alla dialettica tra spazio fisico e spazio della rappresentazione, compresi tutti i segni, tutte le traiettorie che questo binomio è in grado di evocare. Poi la sorprendente originalità del suo lavoro artistico: Felix da anni propone una tipologia di scultura assolutamente sui generis, che sconfina nell’installazione e nel disegno architettonico, stabilendo un forte
dialogo con gli spazi in cui la sua arte si trova a interagire. La sua operazione consiste in una rilettura del nostro rapporto con l’ambiente esterno, diretta a confonderne la prospettiva solida e unidirezionale, disarticolando il campo visivo e la percezione che abbiamo dei luoghi. Fulcro del progetto espositivo di Cesena sarà proprio l’opera Spatial intersection, realizzata in legno e frantumi di cartongesso, che si incunea nello spazio circostante come un’esatta frattura».

Non ci resta allora che aspettare l’inaugurazione dello spazio Corte Zavattini 31 – che ricordiamo sarà domenica 24 settembre  per incontrare e vedere da vicino il lavoro di Felix Schramm.

Per tutte le info, gli orari e i contatti, questo è il link al sito del festival: cristallino.org

Leonardo Regano

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