Quarto e ultimo appuntamento con CRISTALLINO IN-STUDIO, l’originale rassegna ideata da Roberta Bertozzi che porta il pubblico alla scoperta dei luoghi dove l’arte si crea, con un programma di incontri in atelier con artisti e critici. E domenica 29 ottobre in dialogo con il critico Daniele Torcellini ci sarà Davide Medri, classe 1967, autore che ha fatto del mosaico il suo principale linguaggio di espressione, muovendosi indistintamente tra arte e design. Abbiamo colto l’occasione per rivolgere alcune domande a Mendri, che ci ha raccontato qualcosa in più sulla sua arte e sulla sua formazione.

L.R. Agli inizi della tua carriera hai mostrato un primo e importante interesse per la pittura. Poi hai scoperto il mosaico, cambiando totalmente la tua arte. Ci racconti come è avvenuto questo passaggio?

D.M. È stata un’illuminazione, possiamo dire. Ho conosciuto questa tecnica durante gli anni dell’Accademia, che ho frequentato a Ravenna. All’inizio sono rimasto rapito dal concetto di tessera, dall’idea di composizione della figura attraverso piccoli incastri. Mi sono quindi iscritto a una scuola professionale per avere maggiori dettagli su questa tecnica. Ma non ho abbandonato immediatamente la pittura, ci tengo a precisarlo. È stata una scelta più lenta e graduale. E oggi questa primo amore torna in me come un bisogno di riapprocciarmi al colore e al pennello.

L.R. Che importanza riveste per te la tradizione del mosaico diffusa in Romagna?

D.M. Io vivo a Cesena, per cui la tradizione romagnola e il mosaico in particolare, è dentro la mia anima. Ogni tanto mi fermo a riflettere su come il portare avanti questa tecnica antica sia per me un onore, rappresentando la possibilità di coltivare un sapere comune. Il mosaico è una tecnica particolare, che rimane sempre uguale a se stessa, pur nelle continue innovazioni che può subire. Si prepara la malta e si stende la tessera di marmo. Oggi ho sostituito lo specchio al marmo, ma il procedimento rimane identico.

L.R. Nel tuo lavoro c’è uno sconfinamento evidente tra arte e design. Credi che sia giusto parlare di questi due saperi distinguendoli?

D.M. Tra arte e design c’è un confine molto labile. E questo nel mosaico è sempre stato evidente. Mi viene in mente il pugnale di Montezuma, che è adesso in mostra a Ravenna e che ci mostra alla perfezione come questa commistione tra saperi sia sempre esistita. E oggi è solo più evidente. Nel mio caso personale, sono passato dalla pittura al design e al mosaico in maniera del tutto naturale e spontanea. Oggi, dopo tanti anni – ben 19 – di studi su questa materia, l’evoluzione del mio lavoro mi porta a scoprire le potenzialità della scultura. È un percorso ondivago, ma che credo che sia tutto interno alla sfera della creatività.

L.R. Un’ultima domanda. Nel tuo lavoro quant’è importante il rapporto con la luce?

Ho scelto di lavorare con tessere specchianti proprio per enfatizzare al massimo questo elemento. In ogni tassello la luce si riflette e si sparge nell’ambiente. Mi piace così immaginare i miei lavori come installazioni ambientali. La luce cambia e si muove, così come il suo riflesso sulle pareti e su tutto quello che circonda l’opera. La luce è per me energia, è come se rappresentassi l’anima. Nelle piccole tessere a volte si ritrovano specchiati piccoli dettagli del proprio corpo. Particolari che in uno specchio non noti, proprio perché ci si concentra sulla figura per intero. Ma soprattutto se guardi le tessere direttamente vedi parti dei tuoi occhi, riconosci la pupilla, lo specchio dell’anima umana, che incontra la luce, l’elemento divino.

L’appuntamento con Davide Medri è domenica 29 ottobre alle ore 18 a Cesena, in via San Carlo 181.

Per tutte le info: cristallino.org

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