MDLSX - foto di Renato Mangolin

 

Circa un anno fa, tra ottobre e dicembre 2016, a Bologna ha avuto luogo un articolato progetto, denominato Hello Stranger, dedicato a celebrare i primi venticinque anni di attività di Motus, «compagnia nomade e indipendente in costante movimento tra Paesi, momenti storici e discipline».

L’omonimo libro, pubblicato per l’occasione, costituisce un colorato e proteiforme «atlante di immagini» e frammenti testuali agglomerati attorno ad alcune linee tematiche, il cui fil rouge è «il corpo dell’attore come macchina dei sentimenti, come fulcro indissolubile della scena, come ospite sacro-­straniero con cui Motus ha lottato, costruito, distrutto e soprattutto trasmutato il segno del suo fare artistico, ininterrottamente».

 

 

Elemento determinante nel costruire identità e non anonimo strumento di documentazione, da decenni la fotografia d’arte partecipa attivamente al progetto di riscatto della corporeità posto in atto dalla Body Art (Marina Abramović e Ulay docet) e arrivato, forse si può sintetizzare, fino a quest’opera editoriale di/su Motus.

Non è forse improprio paragonare l’uso che della fotografia si fa in Hello Stranger a quello che dello specchio, secondo Jacques Lacan, fanno i bambini fra i sei e gli otto mesi d’età: presa di coscienza e, al contempo, ricomposizione del sé. Come non pensare, sfogliando le quasi trecento pagine del volume, all’americano Bruce Nauman e al suo catalogare attraverso la fotografia-specchio una serie di forzature mimiche altrimenti troppo fugaci per essere prese in considerazione? O ancora, a tal proposito, come non ricordare l’austriaco Arnulf Rainer e la sua ricerca sulla presa di coscienza delle possibilità espressive del proprio corpo attraverso situazioni di forzatura posturale?

 

 

Un’altra parte delle centinaia di immagini, composte con sapienza e passione da Damir Jellici, pare tesa non tanto a verificare la presenza primaria della propria corporalità attraverso una serie di comportamenti bensì a proiettarsi, attraverso il corpo, nello spazio dell’illusione. Recuperando in pieno l’originario statuto di credibilità scientifica, ancora una volta la fotografia rende plausibile ogni espansione dell’immaginario, in questo caso anche e soprattutto erotico e di trasformismo sessuale.

«Sono corpi femmina, corpi animale, macchina, corpi politici, voraci, fragili, esposti, corpi che parlano una lingua sconosciuta, che profumano di deserto e di asfalto, corpi bellissimi, vivi», scrive Silvia Bottiroli in un dei densi testi (di autori vari) che punteggiano il volume: questi corpi fanno sostanza di Hello Stranger, opera documentale e illusoria che sovrappone narrazione e astrazione, significati e significanti.

 

Piccoli episodi di fascismo quotidiano – foto di Valentina Bianchi

 

La proteiforme ridda di immagini restituisce una desiderata, abbacinante libertà: quella di «fare riferimento al proprio corpo fisico quanto all’universo mitico del sogno», si può sintetizzare con la compianta Francesca Alinovi.

Libertà, ancora, dall’univocità dello stile: non essendo vincolato a un centro ideologico sul quale uniformare in modo assoluto il proprio agire, il libro testimonia la frantumazione, o meglio la moltiplicazione, delle identità artistiche di Motus, non più (o forse mai) costrette in una dimensione unica e univoca.

 

The plot is the revolution – foto di Tiziana Tomasulo

 

Per conclusione e sintesi: a nume tutelare (non dichiarato) di Hello Stranger potrebbe forse essere posto Robert Mapplethorpe. Per la fusione arte/vita. Per il colto immaginario chiamato a coesistere con la più prosaica realtà. Per l’idea “relazionale” che guida il fare.

Dire grazie, almeno.

 

MICHELE PASCARELLA

 

PS Per alcuni dei concetti qui utilizzati sono debitore allo storico della fotografia Claudio Marra. Alle sue mirabolanti lezioni all’Università degli Studi di Bologna, un milione di anni fa, vanno il mio ricordo e la mia gratitudine.

 

Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, Hello Stranger. Motus 1991-2016 – a cura di Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri – Bologna, Damiani, 2017, pagg. 276, £ 25 – ISBN 9788862085182

 

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