Può l’arte oggi essere ancora veicolo dell’azione e del pensiero politico? Nell’era di internet e dei social media nonostante nuove forme di comunicazione abbiano radicalmente cambiato il nostro modo di approcciarci alla vita collettiva, l’arte non si è mai davvero affrancata dai suoi doveri etici e si rende ancora capace di comunicare oltre se stessa. Il miraggio dell’art pour l’art è stato un semplice capitolo, un’opzione, una bandiera di un nuovo modo di sentire che però non ha scalfito il suo impegno politico che continua ad essere centrale nell’azione e nel pensiero di molti artisti, oggi come ieri. Su questi argomenti si continua a ragionare negli spazi di CORTE ZAVATTINI 31, a Cesena, che domenica 28 gennaio ospiteranno  Rodolfo Gasparelli in un incontro dal titolo  “Nuove immagini, illese”. Curatore e gallerista,  su invito dei CANTIERI CRISTALLINO, Gasparelli racconterà la sua ricerca e il suo studio sull’arte come espressione delle questioni politiche, raccolto nel volume omonimo Immagini nuove, illese  in cui include una selezione di collettive che Gasparelli ha curato tra il 2013 e il 2016, dove sono stati coinvolti un lungo elenco di artisti, tra cui CESARE BARACCA, FRANCESCO BOCCHINI, CARLONI /FRANCESCHETTI, GIACINTO CERONE, MORENA CHIODI, THE FACCIONS, ELIANE GERVASONI, FEDERICO GUERRI, MADMEG, ANGELA MALTONI, MIRCO TARSI, JACQUES TOUSSAINT, ERICH TURRONI, VERTER TURRONI, MATTIA VERNOCCHI.

Quella condotta in questo triennio da Gasparelli è stata, come egli dichiara,«un’esperienza continuata di mostre realizzate in sedi occasionalmente prestate in una progressione di forme, significati e incroci tra le opere prodotte, i caratteri dei luoghi e le persone coinvolte, autori e osservatori, proseguita nella riduzione in forma di fotografia e nelle proprietà del libro. Un’esperienza verticale, ancor prima che estesa, la cui pratica e azione volitiva riflettono un concetto ulteriore di arte, nel senso di riferirla ad un maggior grado di realtà dell’uomo, come manifestazione della sua essenzialità più intima».

Anticipando l’incontro di domenica che vedrà coinvolti anche Paolo Semprucci, fotografo che ha realizzato gli apparati iconografici del volume,  Roberta Bertozzi e Gian Ruggero Manzoni, abbiamo incontrato Rodolfo Gasparelli approfondendo con lui alcune delle tematiche che saranno affrontate durante la serata.

Partiamo dal titolo, “Nuove Immagini, illese”. Cosa sottende questa citazione? 

«E’ un verso del poeta tedesco Gottfried Benn tratto dal volume Poesie statiche edito da Einaudi, e rappresenta per me una certa integrità che emerge da strati esistenziali cupi e più ingannevoli, proprio nel momento in cui diventa chiaro che una coscienza di morte resta ancora qualcosa che salva, al di là di questo stadio avviene una cristallizzazione. Benn non è stato in sintesi che questo, ha continuato a cesellare una figura che muore, rendendola traslucida e infine liberandola dal malinteso della morte. L’interezza che ho cercato nelle immagini delle mostre deriva proprio da questo tentativo di uscire dall’ossimoro di una grazia per morte ricevuta. Queste sono però soprattutto questioni intime che valgono per me, ma io questa iniziazione l’ho avuta davvero. Ed ora la sento come un limite difficilmente superabile quasi fosse un personale destino trasmettere solo questo messaggio, arrivare fino a qui. La questione dei ritardi nella pubblicazione del libro in fondo sancisce questa mia preoccupazione». 

Come si traducono queste riflessioni nella tua azione curatoriale? 

«L’arte è comunque una questione di autenticità ed hai la possibilità di farne parte solo in questo modo, allora trovi un dialogo. La comunicazione più profonda che posso veicolare è questa. L’opera statica allora non è che una cavità che permette di procedere fino al punto in cui ognuno è in grado di farlo, Benn lo aveva intuito alla fine e il suo pensiero illuminante è riportato in fondo al mio libro. Quindi possiamo parlare di illeso come di illibato e non c’è consumazione se ci si pone nel giusto modo. Anche nei limiti preposti ad ognuno si ripete integralmente ciò che è la creazione e ci si esprime totalmente anche senza formalizzare nulla, se potessimo dire con più esattezza che cosa è quello che viene frainteso come attività curatoriale, che è più di una forma critica, ciò non sarebbe che la coscienza di questa dinamica».

Hai operato in più contesti, presentando l’arte contemporanea sia nei luoghi più canonici che in posti meno legati a questo linguaggio. Cosa ti spinge a questi confronti a volte così radicali?

«Quello che mi affascina è che se correttamente risolto il dialogo tra opera e contesto espande l’atto della creazione, Kounellis lo ha compreso molto bene, per lui era così naturale far germinare una corrente di vita nuova nelle tre dimensioni. Io questo ce l’ho ben chiaro, ma poi ho profondo l’imbarazzo che ciò non si realizza ancora rispetto ad un’architettura di relazioni umane, qui non c’è alcun germe. Potremmo associare questa riflessione in maniera più propria al tema dei simboli politici affrontato da Roberta Bertozzi».

E allora tornando allo specifico dell’incontro di domenica, come credi debbano relazionarsi oggi arte e politica?

«La politica deve portare le sue competenze a formare una coscienza civile, l’arte è veicolo di una coscienza spirituale. Devono stare fianco a fianco inserite in un percorso di comprensione completa dell’uomo. Nel passato sono avvenute situazioni confuse rispetto a questo. Credo che rispondere all’invito di occuparsi di un tema politico nei simboli più attuali, a mio modo di vedere è intraprendere il suddetto percorso di comprensione, le cui colonne d’Ercole si ergono sul punto precedente». 

Domenica 28 gennaio H 18
Corte Zavattini 31 _ Cesena
ingresso via Manara Valgimigli / via Salvatore Quasimodo
Info: www.cristallino.org • www.cortezavattini31.com
tel. 339 2783218 • calligraphie@calligraphie.it

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.