I film d’animazione Disney-Pixar, nonostante i numerosi anni di lavoro e le migliaia di storie raccontante, non smettono mai di arrivare direttamente al cuore di piccoli ed adulti trasmettendo valori ed insegnamenti profondi attraverso una semplicità davvero disarmante. È il caso anche di “Coco”, l’ultimo lungometraggio realizzato dalla casa di produzione americana, nominato agli Oscar 2018 come Miglior Film d’Animazione.

La storia è ambientata in Messico dove vive la famiglia di Miguel, famosa nella sua città per essere tra i calzolai più rinomati nonché di essere (forse) l’unica famiglia in Messico a detestare la musica, a causa di un parente che ha preferito il successo alla famiglia abbandonando moglie e figlia di pochi anni. Miguel però è diverso da tutti i suoi familiari: lui ama la musica e da grande vorrebbe tanto poter diventare un musicista, profondamente ispirato dal grande Ernesto de la Cruz. Per l’occorrenza del Dia de los muertos, giorno in cui i morti tornano a fare visita ai vivi, in piazza ha luogo una competizione musicale e Miguel scappa da casa per poter gareggiare, dopo aver litigato con i genitori e la nonna che cercano di fargli cambiare idea e di costringerlo a partecipare con loro ai festeggiamenti. In seguito a una serie di vicissitudini, Miguel verrà trasportato nel mondo dei morti dove conoscerà tutti gli antenati della sua famiglia.

Ancora una volta protagonista delle storie Disney-Pixar è la famiglia e l’importanza dei valori e delle tradizioni che essa trasmette. “Coco” mette in scena l’ormai consueto scontro generazionale tra  adulti e giovani, dove quest’ultimi si trovano stretti tra il desiderio di seguire la propria strada e i doveri imposti dai propri familiari. Al centro dello scontro c’è ancora una volta il sogno nel cassetto, quello che sembra irrealizzabile all’inizio, per il quale però si deve avere il coraggio di combattere fino in fondo e che, alla fine, troverà un happy ending in un compromesso tra desiderio e tradizione. All’interno della macro-tematica della famiglia si affermano inoltre i valori consolidati dell’amore, del perdono e della falsità delle apparenze.

Ciò che maggiormente contraddistingue la nuova pellicola è invece il mondo dei morti e l’importanza della memoria. “Coco” porta sul grande schermo infatti non solo una tradizione e una credenza tipicamente messicana, ma anche una sorta di religiosità che, anche se in modi diversi, tocca tutte le civiltà. Nel film infatti solo il ricordo delle persone che i protagonisti hanno amato permette ai defunti di esistere ancora nel mondo dei morti e di fare loro visita nel Dia de los muertos. Essere dimenticati comporta invece, dopo qualche tempo, la polverizzazione completa e la scomparsa in un luogo misterioso. L’immagine del vecchio scheletro che si dissolve è talmente forte da racchiudere in sé l’intero messaggio del film che potrebbe essere riassunto nella celebre citazione di Marco Tullio Cicerone “La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi” e che, in un modo o nell’altro, incontra il credo di molti popoli del mondo.

Ecco dunque che “Coco” riesce a celebrare allo stesso tempo l’importanza delle radici, della memoria dei nostri cari, di chi non abbiamo conosciuto ma che merita di essere ricordato e la necessità di sapere muovere i propri passi verso il futuro, che non significa per forza abbandonare “il nido” ma semplicemente trovare la propria strada.

Il film sarà proiettato per la rassegna Lanterna Magica del Cinema Gulliver (Alfonsine, 4 e 11 febbraio) e per la rassegna Schermi e Lavagne del Cinema Lumière (Bologna, 10 e 11 febbraio).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.