Trattato di economia - foto di Ilaria Scarpa

 

COSA

Uno dei grandi nomi della coreografia nazionale et ultra disvela inaspettate qualità istrioniche nel ragionare e sproloquiare di economia, in divertito tandem con un attore-autore di lunga esperienza e comprovato talento.

I due, «con quella pacata, amara indifferenza dell’attore che conosce i polli della sua platea» si potrebbe dire con Flaiano, allestiscono un irridente dispositivo di sapore dadaista che si prende gioco di tutto e tutti, a partire dalla seriosità annunciata (minacciata) dal titolo scelto.

A proposito: trattato, spiega il Vocabolario Treccani, è «opera contenente lo svolgimento sistematico di determinati argomenti» mentre, per economia, si intende «l’impiego razionale del denaro e di qualsiasi altro mezzo, diretto a ottenere il massimo vantaggio col minimo sacrificio».

In questo coreocabaret confusionale tutto saltella e si contraddice, a partire dai termini del titolo: se i due stralunati conferenzieri paiono inseguire uno svolgimento sistematico del tema prescelto, non è certo con minimo sacrificio che danno forza e forma a questo accadimento. Inizialmente seduti a un tavolo “da conferenza” posto in mezzo alla scena, progressivamente la popolano di una precisissima e solo apparentemente cialtronesca sequenza di festose e fastose invenzioni, partiture vocaliche, fisiche e verbali, dialoghi e discorsi, frammenti coreografici, vestizioni e svestizioni.

 

Trattato di economia – foto di Ilaria Scarpa

 

Con ritmo serrato e amorevole ironia -termine da intendersi nel senso socratico di «presa di distanza da ciò di cui si tratta»- la storia della danza (Bausch, Fabre, Forsythe) si intreccia a vizi e vezzi del pubblico teatrale, con irresistibile effetto comico.

A tal proposito: se è vero che il comico ha per sua propria natura (almeno da Aristofane in poi) una funzione critica nei confronti della società, nel caso di questo Trattato ne pare prevalere il valore sociale.

Si tratta di una doppia questione: quella dell’influenza di un gruppo sociale, con il suo carico di strutture e di valori, sul sorgere della comicità e quello dell’effetto di tale comicità sul gruppo stesso. Il comico è originariamente un fatto collettivo: gli schemi (comporta)mentali di ciascuno, funzionanti anche in relazione al comico, si formano in rapporto alla società in cui si è immersi.

Detto altrimenti: il contesto è di costitutiva importanza.

Eccoci giunti al secondo ed ultimo punto di queste brevi note.

 

 

DOVE

Trattato di economia è stato presentato alla Casa del Teatro di Faenza, spazio creato e curato molti anni fa con battagliera dolcezza e visionaria pervicacia dal Teatro Due Mondi.

Questo luogo ospita qualcosa che è altro rispetto a una normale Stagione teatrale: una piccola sala sempre affollatissima di pubblico vero (composto anche da molti migranti, con i quali il gruppo guidato da Alberto Grilli da tempo lavora) e un’inusuale formula di pagamento responsabile (non si chiede di corrispondere il prezzo di un biglietto, ma si propone di contribuire in maniera volontaria dopo la visione dello spettacolo).

La Casa del Teatro è uno spazio artigianalmente utopico («con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole», si potrebbe dire per stare ancora in compagnia dell’amato Flaiano) che mette al centro la possibile vicinanza fra umani.

È un sistema di relazioni in cui più dell’opera d’arte conta l’opera dell’arte: ciò che essa produce in termini di consapevolezza e cambiamento.

Ieri sera abbiamo visto un piccolo capolavoro, ospitato in un luogo necessario.

Dire grazie, almeno.

 

MICHELE PASCARELLA

 

Trattato di economia, di e con Andrea Cosentino e Roberto Castello – visto alla Casa del Teatro di Faenza (RA) il 24 febbraio 2018 – info: aldesweb.org, teatroduemondi.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.