Il Future Film Festival è ufficialmente iniziato e “Mutafukaz” di Run e Shojiro Nishimi di futuristico ne ha tanto. Oppure è già il presente? Ironizzato, visto nelle sue contraddizioni, estremizzato, ma pur sempre presente?

Dark Meat City è una metropoli, una delle tante dove miseria e povertà fanno da padrone e la gente si trascina per le strade, affamata e stanca della vita. Una città pericolosa anche, dove regna la criminalità organizzata e dove vige la regola del ghetto. Chi può mai vivere qui? Tanti emarginati, povera gente, e Angelino, in disperata ricerca di un’identità.

Angelino è il piccolo eroe moderno: vive in una bettola insieme al suo amico, tutti i giorni combatte la sua battaglia uscendo semplicemente di casa e rientrando vivo. La sua vita è scandita dal lavoro, sempre occasionale, mai fisso, da cui viene continuamente licenziato. La televisione parla di terrorismo e attentati, anche se il terrore è già quella vita a Dark Meat City, ma anche di surriscaldamento climatico. In effetti c’è molto del presente contemporaneo in tutto questo.

Poi inizia la storia: Angelino, attratto da una bella ragazza che passeggia, si schianta con il motorino contro un camion, batte la testa e comincia a vedere strane ombre. Tutti lo prendono per pazzo ma non è così: per strada si aggirano dei mostri, creature che pure l’inferno ha risputato sulla terra sotto forma umana. Solo l’ombra li tradisce e nessuno può vederla. Tranne Angelino. Uomini in giacca e cravatta – mostri anche loro – cominciano a seguirlo e a cercare di ucciderlo: un’immagine che ricorda molto gli “uomini in nero” della fortunata serie manga Detective Conan; un’immagine che rimanda direttamente alla mafia, alla criminalità organizzata che sottende in realtà ogni postazione di potere. Catturato, Angelino scopre di essere uno di loro, figlio di un mostro e di un’umana.

Fanno allora la loro comparsa gli “eroi” che per tutto il film sono rimasti inattivi, aspettando un segnale: eroi che nel tempo libero, quando non sono impegnati a salvare il mondo, danno spettacolo sul ring. Quattro imbecilli che, capitanati da uno scienziato un po’ pazzo, si esibiscono nella loro azione eroica e poi tornano a fare spettacolo. In fondo, lo spettacolo è il vero “falso” eroe moderno.

Alla fine resta Angelino, metà eroe e metà cattivo, salvato dalla forza dell’amore e dell’amicizia. Un cliché forse, ma un cliché rassicurante: ognuno di noi ha una parte buona e una cattiva, il vero coraggio sta nel scegliere da che parte stare. Questo è il vero eroe.

Il film d’animazione, tratto dalla serie a fumetti omonima di Run, porta sul grande schermo la street culture in un pastiche di generi, tra l’action movie, il gangster movie, il superhero e la commedia. Un pastiche postmoderno, che tocca tutti i temi cari alla contemporaneità: la metropoli, il degrado e la povertà, i problemi climatici, il terrorismo, i falsi eroi; ma che non manca di offrire una speranza, una luce fuori dal tunnel. Come al solito amore e amicizia rappresentano questa luce. Un cliché dunque? Può essere. Oppure davvero saranno loro a salvare il nostro mondo. Loro e tutti gli Angelino di questa terra.

In replica mercoledì 30 maggio alle ore 22.30 

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