Chi sono io? Come sono arrivato e cosa ci faccio qui? Dove sto andando? Le tre domande che attanagliano l’esistenza di ogni essere umano. Tre domande a cui è difficile trovare risposta, in parte perché è più facile interrogare il passato che analizzare il presente, in parte perché la vita scorre troppo in fretta, il tempo scivola tra le dita e ci si ritrova un giorno in un qualche luogo e tempo senza sapere bene il perché e il come. Una riflessione filosofica che sta alla base dell’ultimo film di Luciano Ligabue Made in Italy.

Stefano Accorsi interpreta Riko passando così dal rappresentare il trentenne medio italiano al trentenne ormai cresciuto ma rimasto lo stesso che rifugge dalle responsabilità e non vuole rinunciare a tutti i privilegi. Privilegi però che sono venuti a mancare, una vita agiata che non esiste più, sostituita da un lavoro meccanico, per nulla stimolante e con un stipendio fin troppo basso. Ecco allora che le responsabilità che tanto rifugge, gli piombano addosso: il costo della casa, la retta dell’università del figlio – il primo della famiglia a frequentarla, come afferma orgogliosamente il protagonista. Un perfetto esempio di uomo moderno che si lamenta dello “schifo del mondo” e della sua vita, che prega che le cose cambino ma che non fa niente per cambiarle e soprattutto non fa nulla per cambiare se stesso.

Il film diventa così una sorta di viaggio psicologico di crescita del protagonista il cui inizio coincide con il viaggio fisico in macchina alla volta di Roma e la botta in testa durante la manifestazione. Una botta fisica, quanto metaforica: la cosiddetta svolta che dà il via all’evoluzione. Un percorso che fa riscoprire a Riko l’importanza del dialogo, dello scontro anche, ma soprattutto il valore della propria vita e individualità: “io non sono una categoria”, ci tiene a sottolineare davanti ai giornalisti, sempre alla ricerca dello scoop e mai della verità, rivendicando così il suo essere persona, unica nel suo genere.

Cosa ci faccio qui? “La mia parte”, risponde Carnevale: forse proprio lui, che alla fine ha deciso di mollare, è l’unico personaggio ad essere riuscito a rispondere a una delle “domande impossibili”. Riko, sua moglie, i loro amici con le loro vite e il loro microcosmo portano sul grande schermo il dramma dell’uomo moderno che cerca di trovare il proprio posto nel mondo. E questo posto spesso coincide anche con un luogo fisico: da qui “Made in Italy“, l’idea che le bellezze e le oscenità del nostro Paese sono parte indissolubile della nostra identità. Definirci come persone significa anche fare i conti con i luoghi, e la cultura, nei quali siamo nati e cresciuti e che, inevitabilmente, definiscono parte della nostra identità.

Il film verrà proiettato il 14 luglio all’Arena San Biagio, il 10 agosto all’Arena Eliseo, l’1 settembre in replica all’Arena San Biagio

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