Una ragazza inquieta 1962 © Arnoldo Mondadori editore

a cura di Gianfranco Callieri e Cristina De Maria.

Malgrado abbia per anni tenuto banco nelle edicole di tutto il mondo, l’invenzione (italiana, con padri nobili in Cesare Zavattini e Damiano Damiani) del fotoromanzo – storie d’amore popolari e dirette, raccontate tramite immagini adornate da dialoghi scritti e didascalie – non gode, al giorno d’oggi, di grande considerazione analitica o antropologica.

Eppure, i cosiddetti film statici dei fotoromanzi, non solo hanno saputo costituire un sistema di comunicazione composto dai suoi codici, i suoi linguaggi e i suoi divi, ma hanno anche saputo aprirsi alla pedagogia sociale (lo stesso PCI li utilizzò per denunciare il malessere delle classi operaie e procacciarsi voti ulteriori) e al consolidamento di un modo di guardare ai sentimenti la cui compostezza e il cui pudore invano si cercherebbero, oggi, nelle ondate di chiassoso narcisismo propalate dalle piattaforme d’aggregazione (digitale) imperversanti sulla rete.

La mostra Fotoromanzo e poi, allestita nello Spazio Gerra di Reggio Emilia nell’ambito di Fotografia Europea 2018, ha inoltre il pregio di suggerire con chiarezza un’altra dimensione del fotoromanzo, quella cioè di motore del riconoscimento e dell’empatia femminile, attivato in un’epoca in cui, mentre gli uomini giocavano a carte nei bar, le donne si confrontavano, entravano in contatto, esprimevano solidarietà e imparavano a conoscersi tramite questi mondi di carta, spesso strumenti formidabili, ancorché irrisi dalla maggioranza maschile, nella sfida quotidiana al sortilegio dell’emarginazione e del silenzio.

Fino al 19 luglio, Fotoromanzo e poi… (Fotografia Europea 2018), Reggio Emilia, Spazio Marco Gerra piazza XXV Aprile 2. Info: spaziogerra.it

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