È stato scelto il tratto leggero e aereo della matita di Omar Galliani per celebrare con una mostra il centenario della scomparsa di Francesco Baracca, aviatore della Prima Guerra Mondiale noto per le sue straordinarie capacità acrobatiche. La mostra dal titolo Cavalieri dell’aria, a cura di Gian Ruggero Manzoni, allestita alle Pescherie della Rocca Estense – fino al 22 luglio – espone una serie di disegni che ritraggono figure archetipiche legate al volo.

Galliani torna ad esporre in Romagna per la prima volta dopo un’assenza durata 30 anni. L’artista di Montecchio Emilia, dove è nato e vive ancora, ha partecipato a diverse Biennali di Venezia (1982, 1984, 1986) invitato da Tommaso Trini e Maurizio Calvesi. Fin dagli anni Settanta quando condivideva le teorie del gruppo degli Anacronisti, che si contrapponevano all’arte concettuale e performativa per recuperare l’elemento pittorico, il suo disegno si è confrontato meticolosamente con il chiaro e scuro della matita e del carboncino per riprodurre oggetti e parti di corpo sospesi nello spazio. I suoi disegni, spesso non finiti, vivono in assenza di gravità fino a diventare quasi dei personaggi mitici, che, fluttuano leggeri nell’aria e ci raccontano di riti immaginari o di tensioni verso l’ignoto.

Tema ricorrente in questa mostra è ovviamente quello del volo interpretato da ali di angeli o piume che volteggiano nell’aria. «Ma qual è il profondo significato delle ali? – scrive Gian Ruggero ManzoniEsse, in primo luogo, sono le sostanze volatili dell’ascensione care all’alchimia, veicolano nozioni di realizzazione e purificazione, quindi raffigurano l’elevazione verso il sublime, uno slancio che trascende e supera la condizione umana e, in generale, qualsiasi condizione di fissità e ristagno. Poi, in senso ancora più esteso, le ali rappresentano l’idea e l’immaginazione, infatti hanno ali anche l’ingegno, la fama, la gloria, il gesto eroico, la parola, la forza vitale, l’arte, quale perenne movimento, dinamismo, viaggio, sogno, gioia, liberazione. Airo, sempre dal greco antico, è verbo che significa sollevare da terra, innalzare, elevare il braccio al fine di giurare. Lo si usava per indicare abnegazione, per sottolineare l’altruismo, la generosità, la vocazione al martirio per una causa, per una fede, per dei codici che si erano abbracciati e che erano diventati ispirazione e condotta di vita».

La mostra è uno degli appuntamenti principali di un ricco calendario delle celebrazioni dedicate a Baracca. Il catalogo è edito da Danilo Montanari Editore.

Fino al 22 luglio, Lugo (Ra), Pescherie della Rocca Estense, piazza Garibaldi 1, ore 18.30. Info: 0545 38561

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